Rischiamo l’impopolarità e l’ostracismo da parte di una fetta di classe politica che è convinta (secondo noi a torto) di avere alle spalle una opinione pubblica solidale e adorante.  Ma bisogna avere il coraggio di dire, al di là di qualsiasi steccato ideologico che con lo scontro sul Dl Zan si sta esagerando. Un dibattito stucchevole, fine a sé stesso, autoreferenziale. L’argomento scuote, agita le coscienze? E sia, il problema è serio, se si è arrivati nel terzo millennio in queste condizioni. Ma non si può giocare come se si fosse di fronte ad una battaglia epocale di civiltà, non si può accostare la questione di “genere” alle grandi battaglie sociali che hanno portato alle leggi sull’aborto e sul divorzio. Si può anche restare in disaccordo sui risultati delle medesime, ma si deve riconoscere che si è trattato di scelte di fondo rivoluzionarie che hanno profondamente cambiato la nostra società. In termini laici e non confessionali. Ma si trattava di altro, va detto e riconosciuto. E quell’altro aveva un valore trasversale, non conosceva genere nè partito,
Oggi molto più di allora lo scontro è politico, ma di basso livello. Un tempo si poteva essere ferocemente contrari all’aborto, entravano in gioco considerazioni morali, religiose; si poteva pensare che il divorzio avrebbe fatto saltare gli equilbri sociali. Qui ed oggi si  litiga su un argomento sul quale tutti sostanzialmente sono d’accordo: il rispetto della dignità della persona, al di là del sesso, al di là del genere, al di là delle inclinazioni e delle scelte sessuali.  Solo una infima, becera e volgare minoranza  si schiera con rabbia dall’altra parte, agita pregiudizi, reagisce con violenza. La maggioranza delle persone si interroga piuttosto sul perché si perda tempo per litigare su principi universalmente condivisi, garantiti dalla legge e tutelati. Su come il rispetto di cui sopra vada sottolineato, implementato, spiegato, insegnato, garantito si può discutere; la collettività va educata, indirizzata, responsabilizzata. Porre delle “gabbie” istituzionali, imporre procedure ( ciò che ha fatto saltare clamorosamente i nervi al Vaticano) è francamente eccessivo. Aborto e divorzio hanno costituito affronti pesanti alla dottrina cattolica e la Santa Sede ha fatto di tutto per vincere ( o per non perdere) quelle battaglie; imporre lo studio della difesa di un genere di fronte ad altri a scuola, dedicare alla questione una giornata nazionale appaiono forzature non necessarie. E veniamo al risvolto di bassa politica.
Se la battaglia del Dl Zan fosse di alto profilo, se gli obiettivi fossero facilmente identificabili e riconosciuti dalla maggioranza dell’opinione pubblica gli avversari del provvedimento terrebbero ben altro  profilo. Non rischierebbero impopolarità, non farebbero barricate. Ma se quelle forze politiche accelerano vanno allo scontro, mettono in crisi l’intero sistema, la maggioranza di governo mettendo a rischio il dl Zan significa che sono ben convinti non solo di avere dalla loro una buona fetta di italiani, ma anche di avere di fronte degli avversari molto poco determinati, mediamente  poco convinti di quello che stanno facendo. Resta una guerra di posizioni stucchevole, e quindi inutile. Sarebbero bastati un pizzico di buon senso in più per ottenere risultati solidi e buoni per tutti. Gli italiani lo hanno capito e preferiscono dedicare energie, entusiasmi, sentimenti alla nazionale di calcio e a Raffaella Carrà.