– Fantasmi russi sulle elezioni nel Regno Unito, con il governo Tory di Londra che dice di «temere interferenze» di Mosca sul voto imminente, anche se per l’opposizione laburista è solo «teoria del complotto». Stesso tema in primo piano pure a Parigi, con Le Monde che rivela: «Abbiamo le prove dell’ingerenza russa nella campagna elettorale di Macron del 2017». A lanciare l’allarme, nell’infuocata campagna elettorale britannica, è stata la ministra della Cultura e del Digitale, Nicky Morgan, che ha definito alla Bbc «estremamente grave» una fuga di documenti potenzialmente legata a interferenze russe che – ha rimarcato – «ci preoccupano». Al centro della vicenda c’è il grosso faldone, di 450 pagine, oggetto di un’offensiva di Jeremy Corbyn sui Tory: il capo laburista aveva svelato i documenti che dimostrerebbero, secondo lui, come il governo di Londra volesse fare spazio agli interessi privati americani nel sistema sanitario britannico, tema centrale del voto di giovedì. Documenti, di cui nessuno nega l’autenticità, che erano apparsi sul social network Reddit, il quale ha peraltro poi ipotizzato che a farli filtrare potesse essere stata «una campagna individuata come proveniente dalla Russia», tanto da chiudere oltre 60 account sospetti. «È assurdo», ha replicato Corbyn, imputando al governo del primo ministro Boris Johnson di cavalcare una «teoria del complotto». Tanto più che in precedenza era stato lo stesso Johnson a rinviare a dopo le urne la pubblicazione di una rapporto parlamentare sui timori di intromissioni elettorali russe (in quel caso a favore della Brexit) definendo fra l’altro infondati gli allarmi. In svantaggio di una decina di punti nei sondaggi, Corbyn ha sfidato semmai BoJo a «rispondere sulle donazioni russe» al partito conservatore all’indomani dell’ultimo duello in tv prima del voto. Duello nel quale il premier ha evitato scivoloni e, secondo il 52% di un campione istantaneo di ascoltatori, ha fatto meglio del rivale. Ma non senza un effetto boomerang a scoppio ritardato segnato oggi dalla polemica scagliata contro di lui dal padre di Jack Merritt, una delle due giovani vittime del recente attacco terroristico del London Bridge, che gli ha rinfacciato d’aver «strumentalizzato» la morte del figlio per propagandare la linea dura Tory contro le scarcerazioni anticipate, di mentire, di essere «un truffatore e il peggio di noi». Mentre ha elogiato Corbyn, in una sorta di appello preelettorale, riconoscendogli di aver «detto la verità». Il dossier Russia, intanto, passa trasversalmente anche per Parigi, con il quotidiano Le Monde che pubblica nuove rivelazioni sul caso «Macronleaks», il pirataggio di diversi account di responsabili della campagna elettorale con la quale Emmanuel Macron, due anni fa, arrivò all’Eliseo. Secondo informazioni e documenti visionati da giornalisti del quotidiano, l’operazione «coinvolse hacker legati al GRU», i servizi russi oggi ribattezzati GU. Secondo il giornale «due unità legate agli 007 militari russi avevano come obiettivo la posta elettronica di persone vicine al futuro presidente». Le testimonianze e i documenti raccolti da Le Monde, scrive il quotidiano, «confermano che le manovre contro Macron facevano davvero parte dei cyberattacchi russi che mescolavano spionaggio, propaganda e offensive distruttive, condotti dal 2014 contro l’Ucraina e diverse potenze occidentali da hacker affiliati ai servizi di informazione russi».