Il movimento dal piglio rivoluzionario che si fa fagocitare dal sistema politico e diventa partito tradendo le sue origini  e chiedendo il finanziamento pubblico, l’avvocato che diventa premier senza essere diventato prima leader e che nelle difficoltà del momento dimostra una pesante carenza di leadership.  Servono all’Italia il M5S e Giuseppe Conte? Il primo ha fatto almeno sognare, il secondo neanche quello. I grillini hanno in Parlamento un peso che non corrisponde più al loro consenso nel paese, l’avvocato di Foggia gioca solo per se stesso. Un declino imbarazzante senza giustificazioni. Conte fa un nuovo passo indietro e ancora una volta rinuncia a correre per un seggio in Parlamento, come candidato dell’alleanza di centrosinistra: si arrende massacrato dagli attacchi arrivati da Matteo Renzi e Carlo Calenda. Il leader di Azione è arrivato addirittura a prospettare una sua candidatura pur di contrastare quella del leader M5s: «Farò di tutto, anche arrivare all’impegno personale, se sarà necessario, affinché quel seggio non vada ai cinque stelle, che hanno devastato Roma». Il leader di Iv non è da meno e attacca il Pd: «regalare il seggio sicuro al premier del sovranismo, all’uomo che ha firmato i decreti Salvini, all’avvocato che non vedeva differenza tra giustizialismo e garantismo significherebbe subalternità totale».
§ Niente male, e Conte ringrazia e fa un passo indietro: ringrazia Letta ma deve pensare al partito che sta nascendo. Imbarazzante scusa  con un minimo di verità. Credeva  che l’allargamento della catena di comando che sta avviando in questi giorni con l’affiancamento al Consiglio Nazionale dei Comitati di settore, avrebbe potuto alleggerire il suo compito. Haa chiamato a dirigere questi nuovi organismi o a farne parte quasi tutto il «gotha» 5 stelle. Da Chiara Appendino ad Alfonso Bonafede, da Pierpaolo Sileri a Nunzia Catalfo, da Stefano Buffagni a Lucia Azzolina fino a Roberta Lombardi,. L’ingresso a Montecitorio sarebbe potuto servire a placare i grillini ribelli, ma lui ora rassicura: «vi dimostrerò che il M5s sarà la forza politica più compatta. E anche se non eletto questo non mi impedirà di partecipare all’elezione da protagonista, come leader della maggiore forza politica»
. Ma è noto che il Presidente del Movimento stenta a radicarsi nel gruppo parlamentare e tutte le vicende interne dell’ultimo periodo lo confermano. Alla Camera, come pure al Senato,  non è riuscito ad imporre un suo candidato al direttivo: ora la corsa del capogruppo uscente di Montecitorio, Davide Crippa, esponente di quella parte del Movimento legata a Beppe Grillo, ne è una conferma. Anche se Crippa, così come nel caso di Mariolina Castellone al Senato, si è candidato con un gruppo eterogeneo con il tentativo di ricompattare i gruppi. Ma il passo indietro fatto all’ultimo momento da Angelo Tofalo per il direttivo, racconta la stessa storia. Il malcontento è arrivato ad un punto tale che un’ulteriore spaccatura tra deputati avrebbe rischiato di creare un’ implosione. I deputati si riuniranno in assemblea inizieranno a votare per il direttivo: sul voto pesa però la lettera inviata ai parlamentari dal tesoriere del M5s che ha chiesto il saldo degli «arretrati» delle rendicontazioni non versate dai «morosi». Scatenando un putiferio.
Conte, dal canto suo, prova a pacificare i parlamentari proponendo nomine negli organismi di partito: gli iscritti saranno infatti chiamati a votare per la segreteria tutta «contiana» proposta dal leader e per le nomine in questi 17 altri comitati, 13 dei quali tutti nuovi e non previsti dallo Statuto. Non solo. È stato messo nero su bianco che i comitati che verranno istituiti con la riorganizzazione M5s avranno tutti «nelle materie di propria competenza» il compito di contribuire all’azione politica del M5s. Parole alle quali nessuno all’interno dell’ormai ex Movimento crede più. Un declino inevitabile, in queste condizioni.Il professore di Foggia continua a non essere né carne né pesce. Il M5S sta cominciando ad assomigliargli. Meglio sarebbe l’oblio.