amo conto che la creatura politica di Beppe Grillo forse non serve, più, è ingombrante. Imbarazzante, inaffidabile pericolosa. E che Giuseppe Conte, dismessa la giacca da premier non riesce tenere testa al fondatore del Movimento. Che peraltro in questo momento ha ben altro a che pensare. Dunque di questa opera incompiuta che ne facciamo? Ha costretto il paese a mettere in campo iniziative non brillantissime, non ha saputo mettere in campo personaggi autorevoli, carismatici, positivi. Ma quasi soltanto apprendisti stregoni di seconda categoria. Ma soprattutto ci accorgiamo ora che il Movimento di Grillo era diventato (ed è tuttora) un partito di potere. Che è al governo da quattro anni, con partner diversi e contrapposti. Un record invidiabile. Solo FdI, il partito della Meloni, non ha avuto il piacere di sedere accanto ai grillini al tavolo di Palazzo Chigi.  Incredibile, ancora, il M5S è stato fin qui il partito con la maggioranza relativa in Parlamento, ha avuto e ha dicasteri di assoluto prestigio, gli Esteri, appunto, la Giustizia. Doveva entrare nel cuore del potere per aprire il Palazzo come una scatola di sardine. Si è fatto invece fagogitare, ha scoperto come è bello e rassicurante avere denaro, macchine, scorte.  Segretarie. E un codazzo di cronisti alla ricerca disperata di una qualsiasi dichiarazione. Sembra un brutto film di satira politica. E adesso che cosa può accadere? Di Maio non ha scardinato il sistema  ha rotto il giocattolo di Grillo che già mostrava segni imbarazzanti di sofferenza. Lo strappo di Giggino mette alla luce le incongruenze della politica italiana, ormai senza una logica, una morale, un obiettivo se non quello di perpetuarsi.
Certo non si può disturbare il manovratore, Draghi non si tocca. Non si può mandare a fondo il governo, non in questo momento. E il premier fa tutto da solo, i ministri e i partners di governo servono solo per garantire la regolarità del procedere. Ma trovare nuovi equilibri è complicato e tutto questo rimane in piedi solo perché non ci sono alternative e il brutto momento non consente alternative. Tutta colpa delle armi all’Ucraina? Macché, non facciamo gli ipocriti. La guerra è solo un pretesto, la tempesta covava sotto la cenere, tutta una questione di potere. Il povero Giuseppe Conte non è all’altezza, lo si vede a occhio nudo. Non può certo rappresentare lo spirito del Vaffa che ha lanciato a suo tempo Grillo. Ma si muove come se il mondo fosse ai suoi piedi. Un teatrino ad uso e consumo delle telecamere. Serve sul serio al paese?
Paradosso, a offrire una mano a Di Maio nella nuova avventura politica si sono presentati Clemente Mastella e l’antico, intramontabile Tabacci. Due sopravvissuti della prima