Siamo entrati nell’era del green pass, la lucida e spregiudicata strategia del premier Draghi funziona, una buona fetta di popolazione laziale sta correndo a mettersi in pari con il documento che gli consentirà di fare vacanze quasi normali, di frequentare senza limiti bar, ristoranti, cinema, eventi. Sullo sfondo letture di dati non limpide, anzi contradditorie e lacunose ci impediscono di capire bene se la variante Delta del Covid sta rallentando o accelerando.  La comunicazione non è affatto chiara, è come se ci volessero tenere sulla corda, impedendo di rilassarci. Insomma ci dobbiamo preoccupare o no? Non si capisce, o meglio si capisce che l’essere vaccinati non preserva dal covid, si intuisce che un vaccinato con covid ma inconsapevole può andare in un locale grazie al green pass e senza volerlo contagiare qualcuno. E’ accaduto e accade, purtroppo. A voler essere ottimisti la situazione è sotto controllo, a voler essere realisti dobbiamo supporre che le cose stiano in altro modo. Il problema è che non sappiamo come scansare i pericoli latenti e nessuno ci spiega veramente come stanno le cose. Dietro le quinte poi si sa che i tracciamenti e i controlli funzionano poco e male, che l’aggiornamento delle piattaforme sulle quali devono confluire i dati delle vaccinazioni e dei tamponi è precario, avventuroso. Che l’uso quotidiano del green pass in moto casi è complicato e che per una fetta di popolazione resta un oggetto misterioso. Le parole chiave restano quelle più imbarazzanti, “controllo”  e “prevenzione”. Sono gli anelli deboli della catena, del piano messo in campo da Draghi-Speranza. Non funzionano, non sanno farli funzionare. Quelle misure di profilassi, di prevenzione della prima ora sono quasi del tutto ignorate. Distanziamento, niente assembramenti, mascherine sempre, lavaggio delle mani, disinfestazione negli spazi comuni, maniglie, tavoli, etc. Ce ne siamo dimenticati. Poi l’unico vero strumento concreto che abbiamo per mettere nell’angolo il virus con le sue varianti, i controlli. Identificare il maggior numero possibile di soggetti contagiati, isolarli riduce progressivamente la circolazione del virus, a prescindere dal vaccino. Quindi ci vorrebbe una campagna di test a tappeto, più efficace delle vaccinazioni. Tamponi ovunque, e di continuo, in tutte le situazioni che lo consentono. E’ l’alternativa vera al lockdown, in fin dei conti. Ma qui sorgono i problemi. I soldi per il vaccino ci sono, vengono da più parti e rientrano in un maxi piano europeo. I tamponi uno se li deve pagare da sé. E costano. Draghi ha avuto una illuminazione e ha messo sul piatto il provvedimento-calmiere, imponendo prezzi politici. Ma chi gestisce la tamponatura, chi eroga i tamponi? Questo non è chiaro, il solito limite italiano. Lo ripetiamo spesso. Vogliamo scendere dal piedistallo e chiedere aiuto ai privati? Moltiplicando la tamponatura i prezzi si azzerano, laboratori, ambulatori privati convenzionati coprono l’intero territorio nazionale, è solo questione di buona volontà e di organizzazione. Si potrebbero fare i tamponi nelle centinaia di hub vaccinali aperti dappertutto. Il personale c’è già…. Ma qualcuno nella squadra di governo ha ribadito pubblicamente che il costo dei tamponi rimane alto perché altrimenti la gente non farebbe il vaccino…