E’ la solita storia di ogni anno, proprio di questi tempi, Cambiano i governi, i partiti e le alleanze. Ma il sistema resta, immutabili. E’ il momento dell’assalto della manovra finanziaria, arrivano le valanghe degli emendamenti. Oggi sono 6290 emendamenti: anche Mario Draghi deve assistere alla scena più western della politica italiana, coi gruppi parlamentari aggrappati alla diligenza della legge di bilancio, determinati a strappare un brandello di finanziamento per questo o quel capitolo di spesa, questo o quel gruppo di interesse. Operazioni sottili o ingombranti, grottesche. E’ un panorama imbarazzante, quello che i cronisti sono costretti a raccontare.

Nella selva di richieste depositate a Palazzo Madama torna anche la proposta di detassare le ostriche. L’impresa, già tentata e fallita due anni fa, riappare ora con un emendamento della Lega che propone di cancellare l’esclusione dei preziosi molluschi da quelli che non usufruiscono del regime Iva agevolato al 10 per cento. La modifica, a firma di Bergesio, Vallardi ed altri senatori leghisti, prevede la soppressione delle parole “e’ ostriche” dalla tabella del Dpr che fissa le agevolazioni dell’imposta (n.633/72). Nell’elenco si legge che l’Iva al 10 per cento vale per “crostacei e molluschi compresi i testacei (anche separati dal loro guscio o dalla loro conchiglia), freschi, refrigerati, congelati o surgelati, secchi, salati o in salamoia, esclusi astici, aragoste e ostriche”. Con la modifica proposta dal Carroccio anche gli ambiti crostacei accedono alla detassazione. Nel palmares leghista dei cibi esclusivi, i prestigiosi molluschi staccano aragoste e astici, che invece restano tra i cibi tassati. E dunque proibiti. Non pervenuti emendamenti a favore delle più popolari cozze. Controllare per credere. Nel contenitore asettico del Parlamento di questo si discute, non di covid, di investimenti, di sviluppo.