Per modificare la manovra servono risorse aggiuntive e la maggioranza sta valutando un pacchetto di interventi dal valore complessivo superiore al miliardo di euro. Tra le ipotesi principali spunta un nuovo aumento dell’Irap per le banche, dal 2 al 2,5%, misura che potrebbe colpire gran parte del settore nonostante l’intenzione dichiarata di limitarla ai grandi istituti. Secondo le prime stime il gettito aggiuntivo sarebbe di circa 200 milioni.
Il centrodestra, riunito a Palazzo Chigi dopo le elezioni regionali, ha trovato un’intesa su alcuni nodi della manovra: affitti brevi (aliquota al 21% sulla prima casa e soglia per attività d’impresa ridotta da 5 a 3 immobili), ampliamento dell’esenzione Isee per la prima casa nelle grandi città, dividendi e possibilità di compensazione dei contributi previdenziali. Resta però il problema delle coperture, che saranno valutate dal Ministero dell’Economia, presente con la Ragioniera generale dello Stato durante gli incontri tecnici al Senato.
Tra le possibili fonti di finanziamento figurano anche la tassa sui pacchi e nuove misure fiscali, mentre emergono perplessità sulla proposta di tassare l’oro da investimento, definita “molto complessa” dalla Lega. Intanto la “tagliola” sugli emendamenti ha escluso 105 proposte, ma è passato quello di FdI che afferma che le riserve auree di Bankitalia appartengono allo Stato.
Su quest’ultimo punto interviene indirettamente la Bce, che fa sapere di non essere stata consultata, un richiamo che potrebbe preludere alla verifica del rispetto dei trattati europei. Non sarebbe la prima volta: nel 2019 una mozione simile fu già bocciata da Francoforte.
Il lavoro parlamentare prosegue con l’obiettivo di chiudere in tempi rapidi, mentre le opposizioni denunciano ritardi e scarsa trasparenza nel percorso di definizione della manovra.










