Woman with a mental health illness sitting sad in the room with headache and stress, home quarantine fear of the Coronavirus or COVID-19 outbreak. Double exposure 3D virus background copy space.

“Nel 2016, secondo le stime pubblicate dal ministero della Salute, la spesa sostenuta per l’assistenza sanitaria territoriale psichiatrica ammontava a 3,6 miliardi di euro, con un’incidenza sulla spesa sanitaria pubblica totale pari al 3,2%, a fronte di medie del 10-15% di altri grandi paesi europei. Dati che dovrebbero far riflettere il governo Draghi su un’altra emergenza sociale che, soprattutto il post covid, verrà a crearsi per milioni di cittadini”. A lanciare l’allarme è Paola Marchetti, presidente di Fenascop Lazio, associazione che rappresenta a livello regionale le comunità accreditate che si occupano di riabilitazione psichiatrica extra ospedaliera per adulti e minori (S.R.T.R.e. – S.R.S.R h 24 e h 12), comprendendo organizzazioni profit, no profit, associazioni di utenti e di familiari.

“La conferenza sulla salute mentale in corso in questi giorni dovrebbe accendere un faro sul tema della riabilitazione psichiatrica e sul perchè realtà come le strutture riabilitative presenti sul territorio siano state escluse dai tavoli, pur rappresentando il vero baluardo per tantissimi pazienti, sempre più in giovanissima età, che ogni giorno vengono assistiti ed aiutati nelle nostre strutture, con risultati concreti che consentono a queste persone di avviare un percorso di reinserimento sociale in piena autonomia”, spiega la presidente di Fenascop.

“In Italia circa una persona su tre soffre di un disturbo mentale. Parliamo di ben 17 milioni di persone. I problemi di queste persone sono stati oscurati dall’emergenza pandemica, e ciò è testimoniato, ad esempio, dal crollo delle richieste presso le strutture sanitarie”. Da questo punto di vista, conclude Marchetti, “la fragilità del Ssn sta vessando l’assistenza psichiatrica, con tagli ai fondi, ritardi nei pagamenti e situazioni non sanate come la questione della compartecipazione alle spese che è un’altra mannaia piombata sui familiari dei pazienti e sulle stesse strutture”.

Lo comunica in una nota l’ufficio stampa di Fenascop Lazio. 

La Fenascop è un’associazione nazionale di organizzazioni che dal 1995 si occupano di riabilitazione psichiatrica extraospedaliera per adulti e minori. Comprende organizzazioni profit, no profit, associazioni di utenti e familiari. Essendo da tempo presente su tutto il territorio nazionale può dirsi interprete rappresentativo di importanti e qualificate risposte a specifici bisogni di cura, intesa nei termini di terapia, riabilitazione e assistenza.

Le strutture che fanno capo a FENASCOP sono strutture accreditate gestite da organizzazioni di ragione sociale pubblica o privata (sociale o imprenditoriale) che svolgono un servizio pubblico.

Le Comunità Terapeutiche Psichiatriche e socio riabilitative nascono per permettere che i pazienti con disturbi mentali severi abbiano la possibilità di una vita sociale integrata e non da internati, in strutture dove la malattia si cronicizza, o in contesti familiari, che non riescono a sostenere la complessità della situazione, per mancanza di strumenti economici o/e culturali, finendo per aggiungere emarginazione ad emarginazione.

Le comunità terapeutiche psichiatriche e socio riabilitative, dai tempi di Basaglia ad oggi, sono diventate essenziali, ai fini degli interventi clinici/riabilitativi, con risultati  importanti e facilmente riscontrabili. Basterebbe osservare il percorso di queste persone che, uscite da interventi di emergenza e ricoveri in cliniche, dopo un periodo di vita in strutture residenziali, sono ritornate a prendersi cura di se, a vivere socialmente (studio, lavoro, famiglia, amici), a riavere rapporti sani con le famiglie, anche loro parte di un sistema molto fragile e spesso impotente.

Senza queste strutture il sistema sanitario non sarebbe in grado di reggere, scaricando totalmente i malati sulle famiglie, purtroppo, in molti casi, inesistenti o in grossa difficoltà nella gestione di queste delicate situazioni.

La riabilitazione non si può appoggiare soltanto sulla terapia farmacologica, che manterrebbe il paziente stabile ma non integrato nella realtà in cui vive, ma deve basarsi su un percorso personalizzato che tenga conto di tutto quello che ha favorito la patologia, per poter recuperare competenze sociali, con risultati concreti, di “vita vera”.

Le Comunità Terapeutiche Psichiatriche e socio riabilitative, nonostante le immense difficoltà vissute da queste strutture, oberate da regole e meccanismi che hanno poco a che fare con il trattamento terapeutico, asfissiate dalla scarsità di risorse economiche pubbliche, con tariffe che, nel Lazio, sono ferme da più di dieci anni, hanno sostenuto, concretamente curato, riabilitato migliaia e migliaia di pazienti, insieme alle loro famiglie, producendo risultati incredibili, con reali cambiamenti di vita.