Il ghiacciaio della Marmolada continua a ritirarsi. La Campagna Glaciologica Partecipata, promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova con la collaborazione di Arpav, Comitato Glaciologico Italiano e altri enti di ricerca, ha rilevato un arretramento medio di 7 metri rispetto al 2024 e un generale assottigliamento delle fronti.
Gli studiosi confermano un trend ormai consolidato: le alte temperature estive e le scarse precipitazioni invernali impediscono al ghiacciaio di mantenere un equilibrio. «Colpisce non solo il ritiro, ma anche il progressivo assottigliamento e la comparsa di rocce e detriti superficiali», spiega Mauro Varotto (Università di Padova), evidenziando come il paesaggio glaciale sia ormai un “relitto del passato”.
La ricerca mette in luce anche l’impatto del cambiamento climatico sull’industria dello sci: cannoni sparaneve collocati a quote sempre più alte e teli geotermici che emergono dalla superficie, simbolo di un modello di sviluppo definito “dissipativo”.
Secondo Mauro Valt (Arpav), i dati raccolti permettono di aggiornare i modelli predittivi sul ritiro dei ghiacciai e di valutare le conseguenze per la disponibilità idrica e la sicurezza dei territori montani.
La Marmolada, principale ghiacciaio delle Dolomiti, resta così un indicatore cruciale dell’impatto locale del cambiamento climatico, con prospettive che gli esperti giudicano sempre più preoccupanti.










