Il 2022 è stato l’anno della rinascita per il settore wedding. Tante coppie hanno rimandato a quest’anno il momento del fatidico sì, costrette dall’emergenza sanitaria che negli ultimi due anni ha messo in crisi il settore. Ma ricominciano i timori per la wedding industry, perché ecco all’orizzonte un nuovo problema: il caro prezzi, un problema pervasivo conseguente la crisi russo-ucraina, rischia di far fermare nuovamente le nozze per via dei costi. E se tante coppie sono in attesa del momento giusto per pronunciare il sì, tante altre si ritrovano ai ferri corti per via di una crisi economica che minaccia di guastare sempre di più l’armonia all’interno del matrimonio. In questo scenario così caotico, cosa ci dicono i dati su matrimoni e divorzi?

Separazioni e divorzi durante la pandemia

Diversamente da quanto si potrebbe pensare, la pandemia ha portato a un calo drastico di separazioni e divorzi: da 85.349 nel 2019 a 66.662 nel 2020 per i divorzi, e una diminuzione del 15% rispetto all’anno precedente per quanto riguarda le separazioni (fonte: Il sole 24 ore). Sebbene sia presto per giudicare se effettivamente la pandemia abbia inciso sulla stabilità matrimoniale, sono numeri che sorprendono. Contestualmente, tuttavia, è diminuito il numero di matrimoni celebrati, come ovvia conseguenza delle restrizioni durante il lockdown. Il calo viene comunque compensato, almeno parzialmente, da un raddoppio delle celebrazioni nei primi 9 mesi del 2021. Risultano diminuite anche le unioni civili tra persone dello stesso sesso (-33%).

A cosa si possono ricondurre questi numeri? Sarebbe bello pensare che la reclusione forzata abbia portato molte coppie a riscoprirsi e ravvivare il proprio amore, ma è più ragionevole credere che la causa di tutto ciò sia la crisi economica. Tante persone hanno vissuto un periodo di profonda incertezza con la paura di perdere il lavoro da un momento all’altro, è comprensibile che non se la siano sentita di affrontare ulteriori spese legate alla separazione. E infatti, nei casi di separazione si è registrato un aumento della negoziazione assistita, che permette di sciogliere il matrimonio in via amichevole con conseguente riduzione di tempi e costi rispetto a una procedura giudiziaria.

Matrimoni civili e religiosi

Nel 2018 è avvenuto un fatto storico: per la prima volta i matrimoni con rito civile hanno superato quelli con rito religioso. Anche nel periodo della pandemia, le misure di contenimento dell’emergenza hanno provocato un calo soprattutto dei matrimoni religiosi, i riti civili hanno infatti rappresentato il 71,1% del totale delle unioni. Per capire la portata del cambiamento, basti pensare che nel 1970 i matrimoni celebrati con rito civile erano appena il 2,3% del totale. Il motivo di questo cambiamento? Influisce sicuramente il fatto dei secondi matrimoni: un tempo ci si sposava davvero quasi sempre una volta sola nella vita, oggi le cose sono cambiate. Ma chi ha intenzione di risposarsi dopo un divorzio, chiaramente non può farlo in chiesa. Allo stesso tempo, il successo delle convivenze e altri fattori di natura sociale hanno causato un certo distaccamento dalla tradizione culturale per cui non si vedevano alternative al matrimonio in chiesa. Insomma, sono sempre più diffusi percorsi di vita più “flessibili” rispetto a quelli tradizionali e socialmente normati.

Modi, tempi e costi per separazione e divorzio

Se si prospettava una rinnovata spinta al settore wedding, c’è da dire che la crisi energetica ha imposto un ridimensionamento. L’aumento dei costi avrà probabilmente un’importante ripercussione sulle scelte di molte coppie di convolare a nozze, o di farlo programmando festeggiamenti in grande. E il trend di separazioni e divorzi? In situazioni di emergenza economica, come è già accaduto in passato, la curva di separazioni e divorzi tende a diminuire per via dei costi. Ma separarsi e divorziare è così impegnativo? La risposta dipende da alcune variabili. Innanzitutto bisogna fare una prima, grande distinzione fra separazione consensuale e giudiziale, con alcune differenze in termini di tempistiche e costi. La maggior parte delle separazioni avviene in maniera consensuale e in questo caso i tempi sono molto rapidi. Le pratiche possono risolversi nel giro di pochi mesi ma anche di pochi giorni, pensiamo ad esempio alla negoziazione assistita: pur richiedendo per legge l’intervento di un avvocato familiarista, è una procedura che si può espletare anche in 5 giorni lavorativi e avere costi contenuti.

Diverso è il caso in cui i due coniugi non riescono a trovare un accordo sulle condizioni della separazione o del divorzio, con un allungamento vertiginoso dei tempi e dei costi. Ci vogliono in media fra i 2 e i 4 anni, tempistiche che possono anche salire in base alla complessità del caso. Di conseguenza, anche i costi lievitano e possono arrivare a toccare cifre come 10.000 euro.