Dieci anni dopo il disastro ferroviario sulla tratta Andria-Corato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tornato in Puglia per rendere omaggio alle 23 vittime e ai 51 feriti della tragedia avvenuta il 12 luglio 2016.
Nella piazza della stazione ferroviaria di Andria, da oggi intitolata “Largo 12 luglio 2016”, il capo dello Stato ha partecipato alla cerimonia commemorativa insieme ai familiari delle vittime, alle istituzioni locali e alla comunità. Un momento di profonda commozione, segnato dalla deposizione di una corona di fiori sotto la stele che ricorda l’incidente, dal minuto di silenzio, dai 23 rintocchi di campana e dalla lettura dei nomi di chi perse la vita.
Mattarella ha incontrato i parenti delle vittime, stringendo mani, abbracciando e baciando i familiari ancora segnati dal dolore. Particolarmente toccante l’incontro con il padre di uno dei macchinisti morti nello schianto e con Vincenzo Tedone, padre di Francesco, una delle vittime più giovani. Il ragazzo, 17 anni, era tornato appena due giorni prima dal Giappone, dove aveva vissuto un’esperienza di studio che lo aveva entusiasmato e che non fece in tempo a raccontare.
Secondo il racconto del padre, il presidente lo ha riconosciuto ricordando Francesco come “il piccolo giapponese”. Un gesto che ha colpito profondamente il genitore: “Vuol dire che si tiene informato, vuol dire che, almeno lui, ci tiene”, ha detto Vincenzo Tedone.
Durante la cerimonia, Mattarella ha scoperto una scultura dedicata alla memoria delle vittime. L’opera rappresenta la forza che nasce quando le persone si stringono le une alle altre davanti al dolore. Rivolgendosi al governatore pugliese Antonio Decaro e alla sindaca di Andria Giovanna Bruno, il capo dello Stato ha definito “inimmaginabile” quanto accaduto, esprimendo solidarietà e vicinanza alla comunità colpita.
Il disastro avvenne sulla tratta a binario unico alternato Andria-Corato, all’epoca in concessione a Ferrotramviaria e gestita con il sistema del blocco telefonico. Due convogli si scontrarono frontalmente a causa di un errore umano, come stabilito dalle sentenze di primo e secondo grado.
In appello sono stati condannati il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, a 6 anni e 3 mesi, e il capotreno del convoglio partito da Andria e diretto a Corato, Nicola Lorizzo, a 6 anni e 9 mesi. I giudici hanno invece escluso l’illecito amministrativo di Ferrotramviaria, che ha rinnovato il proprio cordoglio a vittime e feriti, e hanno assolto gli altri 14 imputati.
La vicenda giudiziaria non è ancora conclusa: il caso arriverà davanti alla Corte di Cassazione il prossimo 7 ottobre.
La presenza di Mattarella ad Andria ha rappresentato un segno di attenzione dello Stato verso una ferita ancora aperta. A dieci anni da quella mattina di luglio, il ricordo delle vittime resta vivo nella comunità e nelle famiglie, insieme alla richiesta di verità, responsabilità e sicurezza.










