Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni (credits FB profilo pubblico)

Quasi tre ore di confronto serrato con i giornalisti, oltre quaranta domande e un’agenda che ha spaziato dalle crisi internazionali all’economia, dalle riforme istituzionali ai rapporti interni alla maggioranza. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato le linee guida dell’azione di governo nella consueta conferenza stampa di fine anno, ormai slittata a inizio anno, indicando in crescita e sicurezza le priorità del 2026.

Interrogata su un possibile futuro al Quirinale, la premier ha escluso ambizioni diverse dall’attuale incarico: «Mi appassiona quello che sto facendo. Il resto dipenderà dal voto degli italiani». E sui rapporti con il presidente della Repubblica ha ribadito la sintonia istituzionale: «Con Sergio Mattarella il rapporto è ottimo. Non siamo sempre d’accordo, ma quando si tratta di difendere l’interesse nazionale cerchiamo soluzioni e le troviamo».

Sul fronte interno, Meloni ha insistito sul tema della sicurezza, chiamando in causa anche la magistratura. «Se vogliamo garantire sicurezza dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze dell’ordine e toghe», ha affermato, sostenendo che alcune decisioni giudiziarie rischiano di vanificare il lavoro di Parlamento e polizia. Annunciato anche un nuovo provvedimento contro la violenza minorile e le gang giovanili, giudicando insufficienti le misure finora adottate.

Quanto alla giustizia, la premier ha confermato che il referendum si terrà con ogni probabilità il 22 e 23 marzo. Sulla riforma della legge elettorale ha parlato di un dialogo in corso in Parlamento con le opposizioni, pur avvertendo che, in caso di stallo, «deciderà la maggioranza».

Ampio spazio anche alla politica estera. Meloni ha escluso l’ipotesi di un’azione militare statunitense in Groenlandia e annunciato una strategia italiana sull’Artico. Con gli Stati Uniti, ha spiegato, il rapporto resta saldo pur nella diversità di vedute: «Quando non sono d’accordo con Trump glielo dico». Le direttrici restano quelle indicate dal Colle: Unione europea e alleanza atlantica.

Sull’Ucraina, la premier ha ribadito la contrarietà all’invio di truppe italiane, sottolineando che la principale garanzia di sicurezza resta l’articolo 5 della Nato. Ha inoltre minimizzato le differenze di vedute nella maggioranza, definendola «solida, anche se non una caserma», e ribadendo l’orgoglio per il lavoro dei vicepremier.

Medio Oriente e crisi internazionali restano «sotto osservazione», con l’Italia pronta a contribuire alla sicurezza della Striscia di Gaza e alla formazione delle forze palestinesi. Tornando ai casi che coinvolgono cittadini italiani all’estero, Meloni ha assicurato un impegno costante sul caso Trentini e ha ribadito il sostegno alle famiglie delle vittime della strage di Crans-Montana, garantendo assistenza legale e istituzionale per arrivare alla verità.

Sul fronte economico, la premier ha rivendicato il miglioramento delle stime di crescita e indicato le priorità: sostegno all’occupazione, riduzione del costo dell’energia e incentivi agli investimenti. Ha respinto le accuse di aumento delle tasse e annunciato l’imminente presentazione di un piano casa che punta a mettere a disposizione 100 mila abitazioni a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni.

Infine, su industria e finanza, Meloni ha assicurato che il governo non avallerà «proposte predatorie» sull’ex Ilva e ha minimizzato le polemiche sul risiko bancario e sull’inchiesta Mps, definendo «infondati» i timori di interferenze politiche. Un intervento a tutto campo, che ha delineato le priorità dell’esecutivo in una fase segnata da sfide interne e internazionali.