Giorgia Meloni difende la decisione di rafforzare il controllo sulla Corte dei Conti, inclusa nel decreto sulla pubblica amministrazione attualmente in esame alla Camera. In un’intervista a Quarta Repubblica, la premier precisa che la responsabilità di tali norme non è del suo governo, ma di Mario Draghi. Meloni osserva che il suo esecutivo fa ciò che il governo precedente ha fatto e definisce la sinistra “molto in difficoltà”. Secondo lei, la sinistra sostiene erroneamente che ci sia una deriva autoritaria sulla Corte dei Conti, mentre l’istituzione continua a effettuare controlli e a presentare relazioni semestrali senza restrizioni.

Tuttavia, le parole di Meloni vengono contraddette da Debora Serracchiani, ex capogruppo del Partito Democratico ai tempi del governo Draghi. Serracchiani afferma che Draghi non ha eliminato il controllo concomitante della Corte dei Conti e, al contrario, l’introduzione di tale controllo è stato uno dei punti salienti dell’attività parlamentare.

Meloni mantiene un tono deciso anche quando parla della segretaria del Partito Democratico. Commentando le sue dichiarazioni, la premier osserva che se il segretario del secondo partito italiano non distingue tra dissenso e censura, allora c’è un problema. Meloni afferma che mentre la sinistra parla di deriva autoritaria, l’Italia è il paese che sta crescendo di più in Europa e ha raggiunto il suo record storico di occupati. Questo dimostra, secondo lei, la solidità del governo e la sua capacità di liberare le energie.

Il secondo tema affrontato dalla premier è il governo stesso. Meloni esprime la volontà di arrivare alla fine della legislatura e sottolinea di avere un vantaggio, che è il tempo. Afferma di essere a capo di una maggioranza solida e di dare a se stessa un orizzonte di 5 anni. Tuttavia, Meloni non è disposta a fare compromessi con i “diavoletti” e a svendere sé stessa o la nazione. Rivendica ciò che il suo governo ha fatto fino ad ora, affermando di difendere gli interessi nazionali italiani nel mondo.

Meloni annuncia anche una visita in Tunisia, poiché il paese è in difficoltà finanziarie e rischia un default. La premier sottolinea che lavoreranno su questa situazione perché se il governo tunisino crolla, si verificherà uno scenario estremamente preoccupante.

La premier non vacilla nel suo sostegno all’Ucraina, anche se ciò potrebbe comportare la perdita di popolarità. Afferma che la sua coscienza le dice che il modo migliore per gestire la situazione in Ucraina è continuare a fare ciò che stanno facendo. Nel contesto di un sistema multilaterale e globalizzato, Meloni sostiene che sia importante lavorare a livello internazionale perché nessuno può fermare il vento da solo con le proprie mani. La collaborazione richiede credibilità, affidabilità e serietà.