A un mese dal voto del 3 novembre, il presidente intensifica comizi e trasferte e invita gli elettori a comportarsi come se il suo nome fosse sulla scheda. L’ultimo Reuters/Ipsos registra un indice di approvazione del 32%, non del 38%. Al centro della campagna costo della vita, guerra con l’Iran e sicurezza delle elezioni. In palio tutti i 435 seggi della Camera e 35 del Senato
WASHINGTON – Mancano poco più di quattro settimane alle elezioni di midterm del 3 novembre e Donald Trump ha deciso di entrare direttamente nella fase finale della campagna. Per il presidente e per il Partito repubblicano il voto rappresenterà il primo grande test nazionale dopo il ritorno alla Casa Bianca: saranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato.
L’attuale Camera è uscita dalle elezioni del 2024 con 220 repubblicani e 215 democratici, anche se dimissioni, decessi ed elezioni suppletive hanno successivamente modificato in parte la composizione effettiva dell’assemblea. Il margine originario rende comunque evidente quanto pochi collegi possano essere sufficienti a cambiare gli equilibri del Congresso.
In questo scenario Trump ha annunciato un intenso programma di trasferte nelle ultime settimane di campagna, con tappe previste anche in Texas e Ohio. Il presidente aveva già chiesto agli elettori repubblicani, durante la convention di metà mandato organizzata dal partito a settembre, di andare alle urne fingendo che sulla scheda ci fosse direttamente il suo nome. Reuters
Uno dei dati politicamente più delicati riguarda proprio la popolarità del presidente.
L’ultima rilevazione Reuters/Ipsos pubblicata il 21 settembre ha portato l’approvazione di Trump al 32%, il livello più basso registrato dalla serie di sondaggi Reuters/Ipsos sulla sua carriera politica. Una settimana prima il dato era al 35%. Anche il consenso tra gli elettori repubblicani era sceso, dal precedente 82% al 73%.
Il dato corregge quindi il 38% indicato in alcune ricostruzioni circolate in queste ore.
A pesare sul giudizio degli americani sono soprattutto il costo della vita e la guerra con l’Iran. Un’altra rilevazione Reuters/Ipsos aveva registrato già ad agosto un sostegno limitato all’intervento militare americano contro Teheran, mentre l’aumento dei prezzi energetici ha ulteriormente alimentato le preoccupazioni economiche degli elettori. Reuters
Lo stesso Trump ha ammesso nei giorni scorsi che la sua amministrazione avrebbe svolto, a suo giudizio, un lavoro insufficiente nel comunicare i risultati economici ottenuti. Reuters rileva tuttavia che benzina, abitazioni e costo del credito continuano a pesare sulla percezione degli elettori.
Alla Camera i repubblicani partono da una maggioranza ridotta e soltanto una parte dei 435 collegi viene considerata realmente competitiva dagli osservatori.
Reuters individua circa 50 distretti particolarmente contendibili, distribuiti fra Arizona, California, Colorado, Florida, Iowa, Michigan, New Jersey, New York, Ohio, Pennsylvania, Texas, Virginia e Wisconsin.
Il quadro del Senato è differente. Dei 35 seggi in palio, molti appartengono attualmente ai repubblicani e diverse campagne inizialmente considerate poco competitive hanno attirato negli ultimi mesi maggiori investimenti da parte dei due partiti. Reuters segnala competizioni sempre più seguite anche in Stati che Donald Trump aveva conquistato nettamente nel 2024, tra i quali Texas, Kansas e Kentucky.
Esistono modelli statistici che elaborano probabilità sulla futura composizione del Congresso, tra cui quello di Decision Desk HQ, aggiornato durante tutta la campagna. Si tratta però di proiezioni basate su sondaggi e altri indicatori, non di risultati elettorali.
Accanto all’economia sta crescendo un secondo fronte: quello delle regole elettorali e dei poteri federali.
Trump ha continuato a contestare parti del sistema elettorale statunitense e a sostenere la necessità di controlli più stringenti. Reuters ha ricostruito come diverse strutture dell’amministrazione abbiano portato avanti iniziative riguardanti registri elettorali, voto per posta e sicurezza delle macchine utilizzate nelle elezioni, mentre varie affermazioni presidenziali su brogli diffusi nelle precedenti consultazioni non hanno trovato riscontri nelle verifiche ufficiali.
Il leader democratico al Senato Chuck Schumer ha accusato apertamente l’amministrazione di voler interferire con il processo elettorale. In settembre Schumer e il senatore Alex Padilla hanno reso pubblica la denuncia di un whistleblower del Dipartimento per la Sicurezza interna, sostenendo che alcune iniziative federali sui registri degli elettori costituiscano un tentativo di condizionare il voto. Si tratta di accuse formulate dai democratici e contestate politicamente dall’amministrazione, non di una conclusione giudiziaria già accertata.
Parallelamente, funzionari elettorali statali e locali stanno predisponendo piani di sicurezza e assistenza legale in vista del 3 novembre. Reuters ha intervistato oltre cinquanta responsabili elettorali che hanno riferito timori legati a disinformazione, intimidazioni, possibili interventi federali e attacchi informatici.
Il dibattito si è esteso anche all’eventuale utilizzo della Guardia Nazionale.
Il capo del National Guard Bureau, generale Steve Nordhaus, interrogato in Congresso, ha ricordato che la Guardia è tenuta a rispettare Costituzione, leggi federali e statali. Ha inoltre ricordato che in precedenti elezioni alcuni militari erano stati utilizzati dagli Stati per mansioni logistiche, informatiche o amministrative, normalmente senza uniforme e sotto autorità statale. Sul piano costituzionale, il presidente non dispone comunque di un potere generale che gli permetta di cancellare o rinviare autonomamente le elezioni federali, vietare il voto per posta o assumere il controllo dell’amministrazione elettorale degli Stati semplicemente dichiarando un’emergenza. Diversi provvedimenti dell’amministrazione Trump in materia elettorale sono già stati bloccati dai tribunali.
La questione è diventata particolarmente sensibile per il precedente del 6 gennaio 2021, quando sostenitori di Trump assaltarono il Campidoglio mentre il Congresso era riunito per certificare il risultato delle presidenziali del 2020. Il paragone con quella giornata viene oggi utilizzato da esponenti democratici come avvertimento politico; non costituisce, però, la prova che gli eventi del 2026 seguiranno lo stesso sviluppo.
Il Partito democratico ha intanto avviato il New Battlefield Project, un’iniziativa nazionale che punta a formare decine di migliaia di volontari.
Il programma è stato concepito per assistere le organizzazioni democratiche statali nel monitoraggio dei seggi, promuovere il voto anticipato e creare una rete in grado di reagire rapidamente alla disinformazione.
Anche diversi Stati hanno adottato nuove norme. La Virginia, ad esempio, ha approvato disposizioni che vietano l’impiego della Guardia Nazionale statale con finalità di intimidazione degli elettori e ha rafforzato le restrizioni sulla presenza di armi e attività di law enforcement nelle vicinanze dei seggi.
Non ci sono soltanto Congresso, Trump e guerra con l’Iran sulle schede del 3 novembre.
Il boom dei data center destinati all’intelligenza artificiale è diventato uno dei nuovi temi della politica americana, soprattutto per il loro consumo di elettricità e acqua e per il possibile impatto sulle bollette.
Il Senato ha appena respinto, con 57 voti favorevoli e 43 contrari, il Ratepayer Protection Act: ne servivano 60 per procedere. Il testo, già approvato dalla Camera con 417 voti contro 3, puntava a spingere le autorità di regolazione a evitare che i costi per l’espansione delle reti elettriche necessaria ai grandi data center ricadessero sulle famiglie. I democratici al Senato hanno sostenuto che il provvedimento fosse troppo debole, proponendo norme più vincolanti.
Il tema è ormai arrivato anche sul territorio: Reuters riferisce di numerose comunità nelle quali nuovi progetti di data center stanno incontrando opposizione o richieste di maggiore regolamentazione.
Il quesito propone una tassa una tantum del 5% sul patrimonio coperto dei contribuenti con attività superiori a un miliardo di dollari. Il 90% delle entrate sarebbe destinato alla sanità e il restante 10% a programmi di assistenza alimentare o istruzione. Secondo il Legislative Analyst e il Dipartimento delle Finanze della California, il provvedimento potrebbe produrre temporaneamente entrate nell’ordine di decine di miliardi di dollari, distribuite su più anni. Segretario di Stato della California
La soglia ufficiale è quindi un miliardo di dollari, non 1,1 miliardi come indicato in alcune ricostruzioni.
Anche nello Stato di Washington gli elettori saranno chiamati a pronunciarsi sull’imposizione fiscale: l’Initiative 26-645, certificata per la scheda elettorale, propone di cancellare la nuova aliquota del 9,9% sui redditi individuali superiori al milione di dollari, prevista a partire dal 2028, e di vietare in futuro imposte statali e locali sul reddito individuale.
A quattro anni dalla decisione della Corte Suprema nel caso Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, che nel 2022 cancellò il diritto federale all’aborto precedentemente fondato su Roe v. Wade, il tema resta centrale nella politica degli Stati.
Nel 2026 sono arrivati sulla scheda quesiti relativi all’aborto in Missouri, Nevada, Virginia e Idaho. In Nevada e Virginia le proposte riguardano la protezione costituzionale della libertà riproduttiva; in Missouri gli elettori dovranno pronunciarsi su una misura che modificherebbe le tutele approvate nel 2024 e restringerebbe l’accesso all’aborto, prevedendo alcune eccezioni. In Idaho, un’iniziativa certificata a luglio mira invece a riconoscere per legge il diritto alla libertà riproduttiva e alla privacy.
Il 3 novembre gli americani non sceglieranno un presidente, ma l’esito delle urne determinerà la composizione del Congresso per gli ultimi due anni dell’attuale mandato di Trump.
La campagna si sta quindi trasformando sempre più in un confronto nazionale sulla presidenza: da una parte Trump prova a mobilitare personalmente l’elettorato repubblicano; dall’altra i democratici concentrano la propria strategia soprattutto sul costo della vita, sulla gestione della guerra con l’Iran, sull’assistenza sanitaria e sulla tutela delle regole elettorali. Reuters
A un mese dal voto, i sondaggi fotografano un clima difficile per la Casa Bianca, ma non costituiscono un risultato anticipato: il controllo di Camera e Senato sarà deciso da decine di competizioni locali, ciascuna con candidati, dinamiche e sistemi elettorali propri.










