Salman Rushdie, dopo essere stato accoltellato tre volte al collo e quattro all’addome durante un festival letterario nello Stato di New York, è ancora ricoverato in condizioni gravi e rischia di perdere l’occhio destro.

La notte scorsa lo scrittore è stato staccato dal ventilatore e riesce a parlare, ma le condizioni sono sempre critiche. Polemiche sulla mancanza di protezione per un uomo che vive da oltre 30 anni sotto la minaccia dell’estremismo islamico. La Casa Bianca ha condannato “l’orribile attacco” avvenuto su suolo americano e ha fatto sapere che prega per Rushdie. L’aggressore è un 24ennne nato in New Jersey da genitori libanesi, che sembra essere vicino all’estremismo sciita e ai pasdaran iraniani.

Dopo il premier britannico Boris Johnson e il presidente francese Emmanuel Macron, è arrivata anche la condanna del presidente americano Joe Biden che ha affermato: “Salman Rushdie, con la sua visione dell’umanità, con il suo impareggiabile senso per la storia, con il suo rifiuto di essere intimidito o messo a tacere, rappresenta ideali essenziali e universali. Verità. Coraggio. Resilienza. La capacità di condividere idee senza paura. Questi sono gli elementi costitutivi di qualsiasi società libera e aperta”. L’attentatore è stato rinchiuso nel carcere locale ed è accusato di tentato omicidio di secondo grado.  In un’app di messaggi sul suo telefono sono state trovate quattro foto di Qassem Solemani, il generale iraniano capo delle forze speciali Al Quds, braccio armato dei pasdaran, ucciso da un drone americano in Iraq nel gennaio 2020. E sul suo account Facebook una foto dell’ayatollah Khomeini, autore della fatwa contro Rushdie e colui il quale offrì per la morte dello scrittore una ricompensa da 3 milioni di dollari, e dell’ayatollah Khamenei. Inoltre, durante una perquisizione gli è stata trovata una patente falsa intestata a un ‘martire’ di Hezbollah, Imad Moghniyé, il comandante militare del gruppo ucciso nel 2008 a Damasco. Ma il movimento radicale sciita sostiene di non sapere niente di lui.