Redistribuzione automatica verso Paesi ‘volonterosì dei migranti soccorsi in mare, con sanzioni verso gli Stati che si chiamano fuori. Rotazione dei porti di sbarco. Rimpatri a carico dell’Europa, tramite Frontex, per chi non ha diritto all’asilo. Con queste priorità in valigia, Luciana Lamorgese volerà domani a La Valletta per il suo primo summit da ministro dell’Interno, insieme ai colleghi di Malta, Francia, Germania e Finlandia (quest’ultima ha la presidenza di turno dell’Unione). Intanto, non si arresta il flusso verso l’Italia: un veliero, con 58 pakistani a bordo, è giunto a Crotone dopo essere stato intercettato dalla Guardia di Finanza. Mentre la Ocean Viking, con i suoi 182 soccorsi (tra di loro anche una neonata di soli 8 giorni), continua a navigare senza un porto col mare grosso ad una ventina di miglia da Linosa. Una nuova richiesta di ‘place of safety’ è stata inviata a Italia e Malta: «Uomini, donne e bambini stanno soffrendo per le condizioni meteorologiche avverse», l’appello dalla nave. Il nuovo Governo Conte – chiusa la stagione dei porti chiusi di Salvini – non vuole tuttavia mollare sulla linea del rigore e chiede una rotazione dei porti di sbarco delle navi ong ed il preventivo accordo con un numero congruo di Paesi disponibili ad accogliere le persone soccorse. Francia e Germania (cui appartengono la maggioranza delle ong impegnate nei salvataggi in mare, da Sos Mediterranee a Medici senza frontiere, da Sea Watch a Sea Eye) sono pronte a farsi carico ognuna del 25% degli sbarcati. Non è abbastanza per Roma e La Valletta, tanto più che l’offerta di Parigi sarebbe limitata ai soli richiedenti asilo. Sul tema nei giorni scorsi Conte ha pressato il presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Roma, mentre Lamorgese ha discusso a Berlino con il collega tedesco Horst Seehofer. Un impulso positivo arriverebbe dall’aumento del numero dei Paesi disponibili a far parte del meccanismo automatico di ripartizione, cosa che ridurrebbe il peso per ognuno dei ‘volenterosì: alle ultime ripartizioni hanno partecipato ad esempio Portogallo, Irlanda, Lussemburgo. Si tratterebbe di pensare ad incentivi per favorire la partecipazione e sanzioni per chi rifiuta le quote (gruppo Visegrad in testa). Quest’ultimo punto – ne ha parlato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio – non sembra però di facile attuazione. Quanto ai migranti economici, che sono la maggioranza dei 6.700 arrivati quest’anno in Italia, Lamorgese chiederà che vengano inclusi nel meccanismo. Più in generale, Roma punta ad ottenere da Bruxelles che la Commissione assuma l’onere dei rimpatri, come ha auspicato il capo dello Stato Sergio Mattarella nei giorni scorsi. È questo il punto decisivo per l’Italia, visto che i migranti sbarcati sulle navi ong sono un’esigua minoranza rispetto al totale degli arrivi e che solo una quota minoritaria di questi ha diritto all’asilo. «La redistribuzione dei migranti in tutta Europa – scrive Di Maio su facebook – è la risposta che come governo chiediamo e che da un anno e mezzo stiamo ottenendo. La redistribuzione dovrà diventare automatica, e a questo stiamo lavorando». Il ministro dell’Interno maltese, Michael Farrugia, da parte sua, lamenta la mancanza di solidarietà da parte dell’Europa. «Gli stati membri – osserva – sono stati pronti a supportarsi l’uno con l’altro quando si sono trovati ad affrontare situazioni economiche molto difficili». Non è stato così per le questioni umanitarie dell’immigrazione, aggiunge il ministro, sottolineando che «se questo non cambia, non vedo come la questione dell’immigrazione possa mai essere risolta