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Clima un po’ più disteso dopo i giorni di fuoco della Ocean Viking da parte della Francia in materia di migranti. Si registrano, infatti, passi avanti su diverse delle questioni più spinose. Parigi ha tenuto il punto dicendo che se Roma non assicurerà l’accesso ai porti, non ci saranno i ricollocamenti. Ma l’obiettivo era riportare al centro dell’agenda il tema delle migrazioni e puntare all’accordo che metta fine a Dublino.  Alla fine il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto: “È andata bene”. Sulla stessa linea il vice presidente della Commissione Ue Margaritis Schinas, che ha affermato: “Siamo soddisfatti dei risultati di questo consiglio straordinario”, ricordando come, sull’onda dello scontro Francia-Italia, “molte forze eurofobiche e populiste” hanno preso a dire che l’Europa “non è in grado di fornire risposte”. Ora invece la parola d’ordine è “convergenza”. Per Piantedosi i rapporti col collega francese Gerald Darmanin sono stati “normalissimi e cordialissimi” e non c’è stato bisogno di “nessun confronto”. All’Italia non sono state fatte richieste ma anzi si è parlato di strategie future. Si è, quindi, puntato su interventi finanziati direttamente dalla Ue che possano impedire le partenze e rafforzare i meccanismi di rimpatrio. Anche se dalla Spagna è arrivato uno stop all’idea di hotspot in Africa. Altri Paesi, come Belgio, Germania e Olanda, hanno espresso le loro rimostranze per i movimenti secondari. Quando il nuovo patto stilato dalla Commissione sostituirà il trattato di Dublino, la “solidarietà” – sottolinea un’alta fonte diplomatica – dovrà divenire giuridicamente vincolante, così come ora la “responsabilità” (di salvare vite). Su questo pare che il Consiglio si sia espresso favorevolmente. Stessa cosa sulle operazioni nelle zone SAR (ovvero in mare). Non possono essere considerate alla stregua di quelle di terra. Il prossimo appuntamento è già fissato, l’8-9 dicembre sempre a Bruxelles.