Il consiglio dei ministri si prepara a varare un decreto legge che mira a combattere la crescente criminalità giovanile, con misure che coinvolgono anche i minorenni e i loro genitori. Queste iniziative sono state ispirate dai recenti eventi di Palermo e Caivano, e promettono una stretta sulla criminalità giovanile in Italia.

Una delle principali novità è l’introduzione dell’avviso orale del Questore per i quattordicenni. In caso di condanna, anche non definitiva, il giovane potrebbe essere privato dell’uso di dispositivi tecnologici come telefoni cellulari e social media. La supervisione del minore sarà affidata ai genitori o a chi ne ha la responsabilità, con la possibilità di multe da 200 a 1.000 euro per i genitori che non riescono a impedire la violazione di queste restrizioni, a meno che possano dimostrare di non poterlo fare.

Un altro punto cruciale del decreto riguarda la lotta contro la diffusione delle armi tra i giovani in alcune aree urbane. Il possesso illegale di armi da parte dei minori sarà punito con l’arresto in flagranza.

Il decreto prevede anche modifiche nel sistema di rieducazione minorile. Il pubblico ministero potrà proporre ai minori coinvolti in reati punibili con una pena massima di 5 anni di reclusione di partecipare a programmi di reinserimento e rieducazione, come lavori socialmente utili o attività a beneficio della comunità, per un periodo variabile da uno a sei mesi.

Una significativa modifica riguarda anche l’obbligo scolastico. La multa precedentemente prevista per i genitori che non mandano i figli a scuola è stata eliminata, sostituita da una possibile pena di carcere fino a due anni. Inoltre, l’assenza regolare dalla scuola potrebbe comportare la perdita del diritto all’Assegno di inclusione o la sua sospensione.

Inoltre, sono previsti finanziamenti alle scuole del Sud per potenziare l’organico dei docenti e migliorare le condizioni di insegnamento. Le scuole saranno in grado di svolgere azioni di recupero sociale e psicologico grazie a un fondo specifico.

Queste misure, pur mirando a contrastare la criminalità giovanile, sollevano diverse opinioni. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sostiene che siano necessarie per garantire la sicurezza nelle città, ma altri, come la senatrice Ilaria Cucchi, ritengono che l’inasprimento delle pene per i minori sia un’idea sbagliata. La discussione su come affrontare il problema della criminalità giovanile rimane aperta, ma queste misure rappresentano un tentativo del governo di affrontare il problema in modo deciso.