Nel 2023, circa 670.000 italiani si sono trasferiti temporaneamente in altre regioni per accedere a cure mediche, con un flusso di rimborsi di 2,9 miliardi di euro, perlopiù dal Sud verso il Centro-Nord. Le principali motivazioni includono interventi ortopedici, cure oncologiche e procedure complesse.

L’Emilia-Romagna è diventata la regione più attrattiva per qualità e disponibilità di strutture, superando la Lombardia. Circa la metà dei pazienti siciliani che si spostano opta per Lombardia ed Emilia-Romagna, mentre la Campania guida per mobilità in uscita, nonostante un netto miglioramento delle proprie strutture. In controtendenza, l’Umbria registra un calo dell’attrattività e un aumento della migrazione sanitaria.
Oltre il 53% dei ricoveri fuori regione riguarda interventi di media complessità, mentre meno del 16% riguarda quelli altamente complessi. Una parte significativa dei trasferimenti è attribuita a insufficienze strutturali nel Sud, come posti letto insufficienti e carenza di personale.
Secondo Domenico Mantoan, direttore generale di Agenas, il fenomeno della mobilità sanitaria riflette una fragilità strutturale del sistema sanitario meridionale. Per migliorare la situazione, è necessario rafforzare le risorse umane e strutturali degli ospedali al Sud, al fine di creare poli di eccellenza.
Un rapporto di Cittadinanzattiva evidenzia gravi lacune per i pazienti con malattie croniche: ritardi diagnostici, difficoltà nell’accesso a cure specialistiche e domiciliari, e liste d’attesa scoraggiano molti pazienti, con un terzo che rinuncia a prestazioni necessarie.

La mobilità sanitaria in Italia continua a evidenziare un divario tra Nord e Sud, mettendo in luce l’urgenza di interventi strutturali e organizzativi per garantire un’assistenza equa e accessibile in tutto il Paese.