Si riaccende la speranza per il bambino ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore risultato non funzionante. Nelle ultime ore la madre, Patrizia Mercolino, è stata convocata dai sanitari: sarebbe infatti disponibile un nuovo organo, anche se resta da accertarne la compatibilità.
Il piccolo, che da due mesi lotta tra la vita e la morte, sopravvive grazie a un macchinario per la respirazione e la circolazione extracorporea. Un supporto vitale indispensabile, ma che con il passare del tempo può provocare danni progressivi agli organi interni.
Sul caso è aperta un’inchiesta della Procura di Napoli che, al momento, vede sei persone indagate per lesioni colpose. Sotto la lente degli investigatori è finito in particolare il trasporto del cuore impiantato: l’organo sarebbe stato trasferito utilizzando un contenitore di vecchio tipo, simile a quelli per mantenere fresche le bevande, anziché uno dei moderni box tecnologici di cui l’ospedale dispone.
Secondo quanto emerso, il personale non sarebbe stato adeguatamente formato all’utilizzo dei nuovi dispositivi, dotati di sistemi di controllo e rilevamento della temperatura. Proprio l’assenza di un monitoraggio costante avrebbe impedito di segnalare un eccessivo abbassamento della temperatura — probabilmente causato dall’uso di ghiaccio secco — che potrebbe aver compromesso il cuore.
Da domani entreranno in azione anche gli ispettori del Ministero della Salute, mentre è stato convocato un maxi-consulto medico per rivalutare le condizioni del bambino e stabilire se esistano i presupposti per un nuovo intervento.
Un secondo parere richiesto all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha evidenziato un quadro clinico estremamente complesso. Il bambino, dopo due mesi di coma farmacologico, presenta un’emorragia cerebrale, segni di insufficienza multiorgano — con compromissione di polmoni, reni e fegato — e un’infezione non controllata.
Quest’ultimo elemento rappresenta una delle criticità maggiori: in caso di nuovo trapianto, la necessaria terapia immunosoppressiva potrebbe aggravare ulteriormente l’infezione, con conseguenze potenzialmente devastanti.
Nonostante le notizie scoraggianti, la madre ha reagito con determinazione, ribadendo che la priorità resta salvare il suo “piccolo guerriero” e annunciando l’intenzione di chiedere anche un terzo parere specialistico.
Per affrontare la situazione, il Monaldi ha deciso di coinvolgere un pool di specialisti provenienti da diversi centri italiani. A Napoli arriveranno due esperti del Bambino Gesù insieme a colleghi di Padova, Bergamo e Torino. Insieme ai medici dell’ospedale partenopeo dovranno stabilire se le condizioni del bambino consentano di tentare un nuovo trapianto e quali terapie possano mitigare le patologie concomitanti.
Il verdetto, atteso con comprensibile apprensione dalla famiglia, sarà determinante per le prossime decisioni cliniche.
La vicenda ha suscitato forte attenzione anche a livello nazionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha telefonato alla madre del bambino per esprimere solidarietà e assicurare il massimo impegno nella ricerca di un cuore compatibile.
Sulla questione sono intervenuti anche il ministro della Salute Orazio Schillaci e il governatore Roberto Fico, ribadendo la necessità di piena collaborazione istituzionale e di fare chiarezza su eventuali responsabilità.
Nel frattempo, proseguono gli interrogatori: è stato già ascoltato il cardiologo che seguiva il piccolo e che si è dimesso dall’incarico di responsabile del follow-up post operatorio pochi giorni dopo l’intervento. Nei prossimi giorni saranno sentite altre persone informate sui fatti e, successivamente, gli indagati appartenenti alle équipe coinvolte nell’espianto e nel trapianto. Non si esclude che il numero possa aumentare qualora emergessero ulteriori responsabilità.
Intanto il bambino resta in condizioni molto gravi ma stabili. E mentre la magistratura cerca di accertare eventuali errori, una famiglia e un’intera comunità restano sospese tra speranza e angoscia, in attesa di una decisione che potrebbe segnare il destino del piccolo paziente.










