ANKARA – Prima la tempesta, poi la distensione. Il vertice Nato di Ankara si è chiuso con un messaggio di unità, dopo una giornata segnata dalle nuove intemperanze di Donald Trump nei confronti di alcuni alleati europei. Il presidente americano, che in mattinata aveva attaccato i Paesi accusati di non aver sostenuto a sufficienza gli Stati Uniti sull’Iran, ha poi ammorbidito i toni nel pomeriggio, rivendicando il clima positivo respirato nella sala del Consiglio Atlantico.
Trump ha parlato di “amore” degli alleati verso gli Stati Uniti e ha sintetizzato così l’esito del summit: “Abbiamo ritrovato l’unità”. Anche l’Italia, inizialmente finita nel mirino per il mancato utilizzo delle basi nell’operazione contro Teheran, è tornata tra i Paesi considerati “buoni” dal tycoon. “Quasi tutti sono stati buoni, hanno avuto un momento cattivo”, ha commentato il presidente americano, cercando di chiudere la polemica.
Resta invece più delicata la posizione della Spagna. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Tesoro statunitense starebbe lavorando con l’ufficio del rappresentante per il commercio per predisporre una lista di prodotti spagnoli che potrebbero essere colpiti da embargo nei prossimi giorni. Una possibile conseguenza delle minacce lanciate da Trump durante il punto stampa con il segretario generale della Nato, Mark Rutte.
Proprio Rutte, durante la conferenza, aveva cercato di riportare il confronto su binari più istituzionali, ricordando il contributo europeo a sostegno delle forze americane nell’operazione contro Teheran. Madrid, dal canto suo, prova a stemperare. Il premier Pedro Sanchez ha dichiarato di affrontare le critiche “con calma, pazienza e una certa normalità”, sottolineando che i rapporti con Washington restano complessivamente buoni. A margine del vertice, Sanchez e Trump avrebbero anche avuto uno scambio informale, senza tensioni, parlando del mondiale di calcio.
Il messaggio che prevale dentro l’Alleanza è quello della concretezza: guardare alle decisioni operative più che alle dichiarazioni estemporanee. Una linea confermata da Rutte, che al termine dei lavori ha definito il summit “di enorme successo”. “Si è respirato un forte senso di unità – ha affermato –. Gli alleati hanno accolto con grande favore la leadership del presidente Trump, che sta trasformando questa Alleanza e la sta rendendo più forte. Il messaggio è semplice: la Nato mantiene le promesse”.
Al centro del vertice resta l’obiettivo del 5% per le spese legate alla difesa e alla sicurezza, insieme alla costruzione di un più solido pilastro europeo dell’Alleanza, già definito come una sorta di Nato 3.0. La dichiarazione finale del summit, confermata nella versione approvata dagli ambasciatori la settimana scorsa, ribadisce “l’incrollabile impegno” verso l’articolo 5 e il sostegno all’Ucraina, indicata ormai come una risorsa per la sicurezza transatlantica.
Tra i risultati più significativi per Kiev figura anche la possibilità di ottenere la licenza per produrre gli intercettori Patriot, un passaggio atteso da tempo e considerato strategico nella guerra con la Russia. Sono proprio dettagli come questo a rassicurare gli alleati, nonostante le continue scosse diplomatiche provocate dalle uscite del presidente americano.
Nel corso del summit Trump ha anche riaperto, sia pure per poco, il dossier Groenlandia, definendolo “un problema”. Una frase che ha costretto la premier danese a ribadire che difenderà sempre l’integrità territoriale del Regno. Il tema, tuttavia, non è stato poi ripreso nella conferenza stampa finale, dominata invece dai toni della ricomposizione e della concordia.
Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato il cambio di fase per l’Europa. “Per gli europei è finita l’epoca in cui ci si appoggiava sugli altri”, ha dichiarato, aggiungendo però di sentirsi a proprio agio nel rapporto con Trump. “Quando lo si conosce, si sa come parla e come lavora. Il risultato è migliore di quello raggiunto negli ultimi decenni”, ha osservato.
Archiviato il vertice di Ankara, l’Alleanza guarda già ai prossimi passaggi. Non è ancora chiaro quando si terrà il prossimo summit, anche se l’Albania è stata confermata come Paese ospitante. Restano ora da tradurre in pratica le decisioni prese, comprese quelle sul rafforzamento delle capacità europee e sul progressivo riequilibrio dei compiti all’interno della Nato.
La direzione appare ormai tracciata: l’Europa dovrà farsi sempre più carico della propria sicurezza e difesa, senza rompere il legame transatlantico. Al centro resta Washington, definita ancora una volta l’alleato indispensabile. Ma il vertice di Ankara ha confermato che il futuro dell’Alleanza passerà anche da una maggiore responsabilità europea.










