Clima carico di incertezze alla vigilia dei negoziati tra Iran e Stati Uniti, con la fragile tregua di due settimane appesa a equilibri sempre più instabili. A preoccupare sono soprattutto le tensioni nello Stretto di Hormuz e l’escalation militare in Libano, fattori che rischiano di compromettere il dialogo ancora prima del suo avvio.
Il presidente Donald Trump ha criticato duramente Teheran per la gestione del traffico nello Stretto di Hormuz, accusandola di limitarlo attraverso mine e pedaggi. Sulla stessa linea il vicepresidente JD Vance, alla guida della delegazione americana diretta a Islamabad, che ha invitato l’Iran a evitare atteggiamenti ostili durante i colloqui.
La capitale pakistana si prepara ad accogliere le delegazioni in un contesto blindato, mentre restano forti le preoccupazioni per il blocco del traffico marittimo: dopo il cessate il fuoco, solo poche navi hanno attraversato Hormuz rispetto ai livelli precedenti, con centinaia di petroliere ferme nei porti del Golfo.
Sul fronte iraniano emergono segnali di divisione interna sulla strategia negoziale, mentre restano profonde le distanze sui temi chiave, a partire dal nucleare. Gli Stati Uniti chiedono lo stop all’arricchimento dell’uranio e il trasferimento delle scorte all’estero, mentre Teheran rivendica il diritto a proseguire per scopi civili.
A complicare ulteriormente il quadro è la situazione in Libano, dove Israele continua le operazioni contro Hezbollah senza apertura a un cessate il fuoco. Una posizione che alimenta le tensioni con Teheran e rappresenta uno dei principali ostacoli al negoziato, anche alla luce delle precondizioni poste dall’Iran, tra cui proprio la fine delle ostilità.
Nel frattempo, si intensifica l’attività diplomatica internazionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un colloquio con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, ha espresso sostegno al percorso negoziale, sottolineando la necessità di un accordo sul nucleare iraniano e della riapertura in sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Tra i dossier sul tavolo anche quello dei cittadini americani detenuti in Iran, mentre restano incerte le possibilità di un’intesa. Con posizioni ancora distanti e un contesto regionale instabile, i colloqui di Islamabad si annunciano decisivi ma ad alto rischio di fallimento.










