Il primo colloquio telefonico tra il presidente americano Joe Biden e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo 27 giorni di silenzio ha portato a nuovi scontri tra Israele e gli Stati Uniti sulla questione della guerra a Gaza. Biden, durante la chiamata, aveva indicato come “non impossibile” la creazione di uno Stato palestinese con Netanyahu al governo. Tuttavia, Netanyahu ha respinto categoricamente questa possibilità, sottolineando che nella Striscia di Gaza non potrà mai esistere una sovranità palestinese a causa delle esigenze di sicurezza di Israele.

L’ufficio di Netanyahu ha dichiarato che Israele deve mantenere il pieno controllo della sicurezza nella Striscia per garantire che Gaza non rappresenti una minaccia, e questo contrasta con la richiesta di sovranità palestinese. La posizione del premier israeliano, già ribadita in una conferenza stampa prima del colloquio con Biden, sembra isolare Netanyahu sempre di più a livello internazionale, con proteste crescenti anche all’interno del Paese.

A Tel Aviv, migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo lo scioglimento della Knesset e le dimissioni di Netanyahu, mentre manifestazioni simili si sono svolte a Cesarea, vicino alla residenza del primo ministro. A livello internazionale, il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha definito “inaccettabile” il rifiuto della soluzione dei due Stati, mentre l’Alto rappresentante dell’UE Josep Borrell ha accusato il governo Netanyahu di finanziare Hamas per indebolire l’Autorità palestinese.

Negli Stati Uniti, la delusione nei confronti del governo israeliano è palese, con 60 deputati democratici che hanno chiesto al segretario di Stato Antony Blinken di rivedere i rapporti con Gerusalemme. Le tensioni tra Biden e Netanyahu sembrano accentuarsi, con osservatori che vedono Netanyahu rivoltarsi contro Biden, mettendo in discussione la sua posizione politica. Nel frattempo, Hamas ha criticato le parole di Biden sulla soluzione dei due Stati, considerandolo un “partner nella guerra del genocidio”.

Mentre Israele continua i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, Teheran ha promesso vendetta per il raid a Damasco, dove sono stati uccisi cinque pasdaran iraniani. La guerra prolungata ha generato preoccupazioni a livello globale, con l’ONU che avverte sul rischio di una grave minaccia per la pace e la sicurezza mondiale.