Importante novità sul fronte del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Con due sentenze depositate oggi, il TAR del Lazio ha accolto il ricorso promosso da centinaia di strutture sanitarie private accreditate, disponendo l’annullamento definitivo del Decreto Ministeriale del 25 novembre 2024.

Alla base della decisione dei giudici amministrativi vi sarebbe un grave e reiterato difetto di istruttoria. Il TAR ha inoltre annullato anche la delibera della Regione Lazio che aveva recepito l’accordo, chiarendo così come il vizio originario del provvedimento nazionale finisca per travolgere anche gli atti locali collegati. Di fatto, l’applicazione delle tariffe viene congelata.

La pronuncia rappresenta un risultato di grande rilievo per il comparto della sanità accreditata e per le sigle associative AIOP, Feder-A.N.I.S.A.P. e U.A.P., protagoniste di una vasta azione collettiva a tutela delle strutture sanitarie coinvolte.

A guidare la strategia giudiziale è stato il team legale di Forum Team Legal Healthcare, coordinato dagli avvocati Antonella Blasi e Alberto Polini, con il contributo del professor avvocato Giuseppe Barone del Foro di Catania.

«Questa sentenza ristabilisce un principio di realtà e di legalità economico-sanitaria che l’amministrazione centrale ha ignorato troppo a lungo – ha dichiarato l’avvocato Antonella Blasi –. Il TAR ha confermato, in modo ormai inequivocabile, che lo Stato non può imporre tariffe prescindendo completamente da un’analisi oggettiva e rigorosa dei costi reali sostenuti da chi eroga i servizi per conto del Servizio sanitario nazionale. È una vittoria della trasparenza e della dignità di un settore che garantisce la salute dei cittadini e che non può essere sacrificato sull’altare di calcoli tecnici lacunosi o arbitrari».

L’annullamento arriva in un momento particolarmente delicato, a poco più di cento giorni dalla scadenza del termine già concesso al Ministero per procedere alla rideterminazione delle tariffe. La decisione del TAR mette quindi le istituzioni davanti alla necessità di intervenire nuovamente sul provvedimento, questa volta sulla base di un’istruttoria più solida e fondata su dati economici coerenti con i costi effettivi delle prestazioni.

Le conseguenze della sentenza, tuttavia, potrebbero andare oltre la semplice riscrittura del nomenclatore tariffario. Secondo i legali delle strutture ricorrenti, si apre ora anche il tema della responsabilità patrimoniale dello Stato e della possibilità di avviare azioni risarcitorie per i danni subiti dalle strutture sanitarie accreditate.

«Oggi non si chiude semplicemente una complessa vicenda amministrativa, ma si apre una stagione completamente nuova – ha sottolineato l’avvocato Alberto Polini –. Il consolidamento di questo orientamento giurisprudenziale, unito all’articolato accesso agli atti che abbiamo recentemente notificato al Ministero per acquisire tutti i dati economico-finanziari, crea i presupposti giuridici ideali per una massiccia azione di ristoro economico. Le strutture sanitarie accreditate hanno subito danni ingenti a causa di tariffe illegittime: siamo già pronti a tutelare le aziende in tutte le sedi competenti per ottenere il risarcimento di quanto ingiustamente sottratto in questi anni».

La partita, dunque, resta aperta. Dopo l’annullamento del decreto ministeriale e degli atti regionali collegati, il confronto si sposta ora sul terreno della nuova determinazione tariffaria e delle eventuali richieste di ristoro economico da parte delle strutture accreditate.