La distanza tra paese reale e politica è sempre più profondo, è abissale, basta guardare quel che accade all’interno del Pd mentre a livello mondiale si consuma la tragedia afghana e in Italia il green pass avvelena anche quest’ultimo spicchio di vacanze. Tutti allineati nella retorica in difesa dei profughi in fuga da Kabul, tutti divisi sulla vita quotidiana del partito. La sfida infinita tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi rischia di dilaniare il partito di Enrico Letta, impegnato nella non scontata sfida per il collegio di Siena. L’apertura poi ritrattata dell’ex presidente del Consiglio al dialogo con i talebani, nuovi padroni dell’Afghanistan dopo l’indegna fuga degli Stati Uniti di Joe Biden, ha scatenato l’ira della minoranza del Pd, l’ex capogruppo Andrea Marcucci in testa (ma non solo), che, insieme a Italia Viva, hanno attaccato Conte più di quanto abbiano fatto Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Dalla maggioranza lettiana del Pd bollano la polemica come sterile, ma a loro tocca il ruolo dei pompieri, dei minimizzatori,  “nessun caso Conte, che non è certo un talebano. Sono i soliti renziani e i soliti nostalgici di Renzi del nostro partito che amano solo dividere il Centrosinistra e creare problemi al segretario nella partita per il collegio di Siena”, spiega un senatore vicino a Letta. Pochi giorni fa, i presunti dubbi di Conte sul Ddl Zan avevano scatenato sempre la minoranza Dem, che ha attaccato l’ex premier “democristiano e amico dei preti e del Vaticano”.

Stesso discorso per i i dubbi dei 5 Stelle sullo Ius Soli. Il sospetto dell’entourage di Letta e dell’area che fa capo al ministro della Cultura Dario Franceschini, schierato con il segretario, è che non solo per Renzi ma anche per gli ex renziani del Pd ogni occasione sia buona per sparare sul nuovo leader pentastellato cercando di minare la costruzione dell’alleanza politico-elettorale tra i giallo-rossi. Il timore, anche se inconfessabile, è che alle elezioni suppletive del 3-4 ottobre a Siena possa esserci “qualche sorpresa”, una sorta di scherzetto a Letta con una fetta di renziani ed ex renziani che non va alle urne rischiando di far perdere il segretario Dem contro il candidato del Centrodestra Tommaso Marrocchesi Marzi. Una sconfitta che provocherebbe le immediate dimissioni di Letta e l’avvio delle primarie per l’elezione di un nuovo segretario con la probabile sfida tra Roberta Pinotti (Franceschini) e la minoranza che si riconoscerebbe nel presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. E l’Afghanistan? E il covid? E il rientro a scuola? E l’economia? Dopo, naturalmente. Dopo.