di Giovanni Tagliapietra
Questo ragionamento potrà apparire sgradevole, ma va fatto. Non ci sono più le femministe di una volta. Dure, antipatiche, determinate. Magari con qualche sovrastruttura ideologica di troppo ma con là capacità di analisi che consente di mirare a obiettivi concreti e di mettere da parte al momento giusto le armi della sterile retorica. Le donne hanno tenuto in piedi il mondo e in questi ultimi 50 anni lo hanno profondamente cambiato. Le battaglie di civiltà hanno imposto nuovi modelli di convivenza (migliori e più equilibrati) , hanno aperto gli occhi e sturato le orecchie anche a chi non voleva capire.
Ma si ha la netta sensazione che il femminismo storico, quello consapevole e maturo, stia lasciando il campo ad altro. Sono cambiati i tempi, sono cambiati gli obiettivi e i toni. Le figure carismatiche del femminismo storico si sono consumate, per ovvie ragioni anagrafiche.  E oggi questa assenza si avverte. Sfuma la capacità di analisi, di riflessione, di progetto, prevalgono i luoghi comuni, le derive ideologiche, la superficialità. E’ il segno dei tempi. Le femministe sono mediamente politicizzate? Si. Sono pregiudizialmente “contro”? Spesso è innegabile che lo siano. Sono “di sinistra”. Quasi sempre questo è un elemento distintivo. E adesso caliamo questo ragionamento nella realtà odierna. C’è un nuovo governo che dopo anni di orientamenti “progressisti” ha un taglio conservatore su alcuni temi cruciali. Alcuni ministri sono decisamente fuori linea rispetto all’universo vetero femminista e probabilmente anche alle linee guida più moderne. Contestazione legittima, se espressa civilmente e democraticamente. Poi c’è la questione “fascista”, che premia su qualsiasi altro ragionamento,su ogni contenuto.
Il governo è di destra, destra uguale fascista, quindi da contestare in toto. Giorgia Meloni? La “ducetta”. Senza attenuanti né altre considerazioni di merito. Eppure è donna., eppure è la prima donna premier. Eppure è una donna che ce l’ha fatta, in un mondo – quello della politica – dove le donne sono di fatto un contorno e dove una donna ministro viene celebrata come un evento. Giorgia Meloni mette in fila i suoi ministri, è leader trascinatrice e ascoltata fin dai tempi della scuola. Perché esserle ferocemente contro? Perché sfilare al grido di “Giorgia, ti vogliamo strappare il cuore”?  Uno slogan di una violenza inaudita che richiama i peggiori momenti  degli anni Settanta, quando i violenti cortei della estrema sinistra sfasciavano ogni sabato le vetrine sul percorso stabilito dalla questura.  Fermiamoci qui, e ognuno si assuma le proprie responsabilità.