Non fate arrabbiare SuperMario, se no per l’Italia sono guai seri.  Draghi è stato ridimensionato (anche nei sondaggi di gradimento) nelle ultime settimane dopo la disgraziata vicenda della corsa al Quirinale. Ma è ancora determinante, è quello che fa la differenza negli equilibri politici interni e internazionale, che ci fa da scudo nei confronti dell’Europa. E’ più un banchiere che un politico, più un economista che un manager. Ma questo ci siamo trovati e questo dobbiamo sostenere. I leader politici di maggioranza e opposizione dovrebbero aver fiutato l’aria dopo la inattesa e rabbiosa sortita del premier, messo in difficoltà in aula con votazioni in libertà.  Se dovesse accadere ancora e se Draghi dovesse fare sul serio quello che ha minacciato, salterebbe tutto, i grandi piani con l’Europa, i finanziamenti, il famoso Pnrr. Ne vale la pena? Il fatto è che i partiti sono in una fase complicata, confusa. Tutti, nessuno escluso. Guidati da capi non propriamente illuminati, tutt’altro che statisti, in ogni caso. Il senso dello Stato in senso classico appartiene ormai a tempi andati, il protagonismo prevale su altre considerazioni e alle spalle di quelli che vanno in televisione ci sono solo personaggi di sfondo, inutile sperare in un ricambio sostanzioso.
Dunque che farà Draghi? Siamo in ritardo con i progetti, abbiamo una crisi energetica che ci mette con le spalle al muro e non riusciamo a chiudere i conti con una pandemia che tiene il paese in uno stato di disagio insopportabile. Non  ci resta che pregare.