Nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran dopo settimane di relativa tregua. Washington è tornata a colpire obiettivi iraniani, prendendo di mira l’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito dagli Stati Uniti, l’operazione avrebbe avuto l’obiettivo di neutralizzare alcuni lanciarazzi iraniani considerati una minaccia per la navigazione nello strategico tratto di mare.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato il lancio di missili contro due basi aeree statunitensi in Giordania, sostenendo di aver provocato «gravi danni». Le autorità giordane hanno però riferito di aver intercettato otto missili. L’Iran ha inoltre dichiarato di aver preso di mira personale militare americano in una base negli Emirati Arabi Uniti e di aver abbattuto un drone statunitense nello Stretto di Hormuz.
Proprio nello Stretto si registra un altro episodio destinato ad alimentare la tensione. Secondo i Pasdaran, una petroliera avrebbe preso fuoco dopo aver urtato una mina marina. Washington sostiene che il raid su Larak fosse finalizzato proprio a impedire all’Iran di riprendere il posizionamento di mine nello stretto, pochi giorni dopo che gli Stati Uniti avevano annunciato di aver completato le operazioni di bonifica dagli ordigni.
Teheran respinge però con decisione la ricostruzione americana, definendola «pura fantasia» e negando che gli scontri abbiano avuto a che fare con la posa di mine.
L’ultimo attacco statunitense contro l’Iran risaliva al 29 luglio, quando Washington aveva giustificato l’operazione come una risposta a un presunto tentativo di attacco contro le forze americane presenti nella regione.
Nel frattempo, la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente. Secondo quanto riportato da Axios, il presidente Donald Trump starebbe valutando la possibilità di autorizzare attacchi limitati nello Stretto di Hormuz per impedire a Teheran di ricostruire le proprie capacità radar e missilistiche e di minacciare le navi in transito. Il piano sarebbe stato elaborato dal Comando centrale statunitense con il sostegno del segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Trump ha già avvertito che gli Stati Uniti reagiranno agli attacchi iraniani: «Li colpiremo duramente», ha dichiarato in un’intervista a Fox.
Da Teheran, intanto, il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha assicurato che l’Iran risponderà a «qualsiasi attacco» contro la propria integrità territoriale. Anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato il premier israeliano Benjamin Netanyahu di aver spinto gli Stati Uniti verso il conflitto con l’Iran.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la protesta degli Emirati Arabi Uniti, che hanno definito una «pericolosa escalation» il passaggio di un drone iraniano sulle proprie acque territoriali, successivamente intercettato dai sistemi di difesa.
La nuova fiammata militare riporta così al centro della crisi lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il traffico energetico. Dopo il cessate il fuoco concordato ad aprile e il memorandum d’intesa firmato a giugno per arrivare a un accordo di pace definitivo, la situazione appare nuovamente in bilico, con il rischio di un allargamento del confronto a tutta la regione.










