Il Consiglio dei Ministri (Cdm) a palazzo Chigi, Roma, 19 ottobre 2021. ANSA/ANGELO CARCONI

Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi un disegno di legge che destina un miliardo e mezzo di euro per i rinnovi contrattuali del personale in divisa. Contemporaneamente, il pacchetto normativo introdotto prevede nuove misure contro vari reati, dall’aggressione alle forze dell’ordine alle truffe agli anziani.

Il provvedimento, che ha ricevuto il sostegno della premier e dei sindacati di polizia, impone pene più severe per una serie di reati, compresi quelli legati alle rivolte nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) e alle bloccate stradali. La Lega di Meloni ha elogiato le nuove misure, sottolineando l’importanza della sicurezza per la libertà, la protezione sociale e la crescita economica.

Tuttavia, le opposizioni hanno criticato il governo, accusandolo di un approccio esclusivamente securitario. Il rappresentante del Partito Democratico, Francesco Boccia, ha affermato che l’unico istinto del governo è quello di aumentare le pene e spaventare la nazione.

Tra le norme più discusse, è stata raggiunta una mediazione riguardo al rinvio dell’esecuzione della pena per le donne in gravidanza o madri di bambini fino a tre anni. Il rinvio diventa facoltativo, escluso solo se sussiste una situazione di pericolo, eccezionale rilevanza o commissione di ulteriori reati. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha spiegato che ciò mira a contrastare l’abuso della maternità come esimente nei casi di reato, come nel fenomeno delle borseggiatrici.

Altre nuove disposizioni includono pene più severe per chi organizza rivolte in carcere o centri di accoglienza per migranti. Viene introdotto il reato di “detenzione di materiale con finalità di terrorismo,” punendo chiunque procuri o detenga materiale per atti terroristici. Inoltre, si affrontano le occupazioni abusive e i blocchi stradali “pesanti.”

Il pacchetto legislativo include anche misure per rafforzare le prerogative dell’intelligence, proteggendo gli infiltrati o le loro fonti che occupano posizioni di vertice nelle organizzazioni terroristiche.

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