Come già accaduto nelle estati passate, riemerge l’ipotesi di un prelievo sugli extraprofitti delle banche, rilanciata questa volta dal vicepremier Matteo Salvini come un “contributo volontario e spontaneo”. Il leader della Lega ha riaperto il dibattito durante la festa del partito a Cervia, ma la proposta ha subito riacceso le tensioni all’interno della maggioranza di governo.
Antonio Tajani, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, ha bocciato con decisione l’idea: “Non si ottiene nulla minacciando tasse. Le banche devono contribuire, ma non possono essere dipinte come nemici pubblici”. Tajani ha anche criticato il golden power esercitato dal MEF – guidato dal leghista Giorgetti – per bloccare l’OPS di Unicredit su Banco BPM, operazione poi ritirata.
Nonostante le resistenze, la Lega insiste: chiede che le banche cedano parte dei profitti per finanziare la rottamazione fiscale, misura simbolo del partito, per aiutare milioni di italiani con debiti pregressi.
Utili record e mercato in fermento
Le principali banche italiane stanno chiudendo il primo semestre con utili record: Intesa Sanpaolo e Unicredit insieme hanno totalizzato 11 miliardi di euro. Nella prossima settimana si attendono i bilanci di Bper, Banco BPM, MPS e Popolare di Sondrio. Tuttavia, le incertezze economiche globali e le tensioni geopolitiche mettono pressione al settore, con i titoli bancari in calo in Borsa anche a causa del timore di nuove imposizioni fiscali.
Aggregazioni bancarie e nuove strategie
Nel frattempo, il panorama bancario italiano è in fermento per il processo di consolidamento. Bper, dopo l’acquisizione della Popolare di Sondrio (trasformatasi in OPAS), consolida la sua posizione di terzo polo bancario, con una forte presenza in Lombardia, regione chiave per l’economia italiana.
Banco BPM, uscito dal mirino di Unicredit, torna a cercare partner con modelli di business compatibili. Il CEO Giuseppe Castagna sottolinea che il gruppo non potrà essere escluso da future operazioni di M&A. Cresce anche l’interesse per MPS, dove Banco BPM ha una quota del 9% insieme ad Anima. L’alternativa resta il gruppo francese Crédit Agricole, che già possiede il 19,8% di BPM ma potrebbe restare fuori dalle operazioni di aggregazione.
Nel frattempo, Mediobanca tenta di rilanciarsi con una possibile offerta su Banca Generali, cercando di uscire dall’angolo e tornare protagonista.
Mentre la politica discute su come far contribuire le banche al risanamento dei conti pubblici, il settore continua a macinare profitti e a ristrutturarsi. Ma la proposta di Salvini, anche se presentata come volontaria, rischia di scuotere mercati e alleanze, confermando ancora una volta quanto il tema bancario resti un terreno delicato e altamente politico.










