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L’Italia rischia un calo del Pil 2020 fino al 14% se nei prossimi mesi dovesse verificarsi una nuova ondata di contagi, con conseguenti nuovi blocchi. E’ la stima fornita dall’Ocse che nel suo Economic Outlook appena diffuso prevede, in questo caso per la nostra economia una ripresa del 5,3% nel 2021. Senza nuovi lockdown, invece, il calo del Pil italiano dovrebbe attestarsi ‘solo’ all11,3% con un rimbalzo più corposo il prossimo anno (+7,7%). In ogni caso, suggerisce l’Organizzazione, il Pil a fine 2021 si collocherà su livelli inferiori a quelli pre-crisi (dato 100 il valore del terzo trimestre 2019, il valore potrebbe attestarsi a quota 93 o 96 a seconda dell’intensità della crisi) dopo aver ‘vanificato’ tutti i passi in avanti fatti negli ultimi anni in fatto di occupazione.

Rischio -13,3% consumi, -17,8% export – Secondo le stime Ocse nello scenario peggiore – con il ritorno dei contagi da coronavirus nei prossimi mesi – l’Italia potrebbe chiudere il 2020 con consumi privati in calo del 13,3% ed esportazioni crollate del 17,8%, valore simile a quello delle importazioni (-17,2%). Nello scenario meno ‘duro’ – senza cioè un ritorno all’emergenza – il calo dei consumi potrebbe attestarsi al 10,5% per poi recuperare quasi integralmente nel 2021 (+9%). Andamento simile per il commercio estero con le importazioni a -14,4% quest’anno e +12% il prossimo, mentre le importazioni scenderebbero nel 2020 del 13,6% per poi risalire dell’11,5% nel 2021.

Turismo il settore più colpito – Nonostante i duri colpi subiti dallo scoppio della pandemia in Italia “il settore industriale – sottolinea il report dell’Ocse – potrebbe riprendersi rapidamente” mentre “è quello turistico quello più vulnerabile” agli effetti di una crisi prolungata, con danni soprattutto per le piccole e medie imprese che dominano questo settore. Il manifatturiero “rischia una maggiore esposizione se la recessione dovesse prolungarsi dal momento che molte aziende sono specializzate in beni di consumo e capitali ad alto valore aggiunto e con margine più elevato” e quindi più sensibili all’andamento globale di redditi e investimenti. L’Ocse riconosce come “le imprese e le banche italiane sono entrate in questa crisi in condizioni migliori” che non dieci anni fa anche se “la crisi aumenta le fragilità finanziarie che persistono, come l’esposizione delle banche ai titoli di Stato”. L’Organizzazione segnala come uno “stop prematuro” al sistema di garanzie pubbliche “rischierebbe di allargare i fallimenti e le perdite di produzione causate dalla crisi”. Al tempo stesso l’Ocse invita il nostro paese a “rinnovare gli sforzi per perseguire un ambizioso programma di riforme strutturali” mentre le imprese “potrebbero beneficiare dal sostegno a aggiornare, investire e innovare e a spostarsi su settori con migliori prospettive, attraverso il rafforzamento attivo delle politiche del mercato del lavoro”. Infine “accelerare l’adozione delle tecnologie digitali, come dimostrato dal rapido passaggio durante la crisi al ‘lavoro agile’ e ai servizi online, potrebbe aumentare la competitività” del nostro sistema-Paese.

Economia mondiale in bilico – Secondo l’Economic Outlook dell’Ocse quella scatenata dalla pandemia di coronavirus è a livello globale la “peggiore crisi sanitaria ed economica dalla seconda guerra mondiale, che sta creando una incredibile incertezza con impatti gravi dappertutto”. L’economia globale quindi “si trova a camminare sul filo” con “una ripresa che sarà lunga mentre gli effetti economici saranno di lungo periodo, colpendo in maniera sproporzionata i più deboli”. L’Ocse evidenzia le sfide politiche rappresentate dalla cooperazione per realizzare e distribuire un vaccino e per sostenere i lavoratori e le aziende, garantendo protezione sociale alle fasce più deboli. “La perdita di reddito supera quella provocata da qualsiasi altra recessione negli ultimi 100 anni, guerre esclude” scrivono il segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa e il capo economista Laurence Boone. Nel secondo trimestre 2020 la stima dell’Ocse è di un calo del Pil globale vicino al 10% mentre per l’area dell’Organizzazione il dato è ancora peggiore e superiore a -13%. Il paese più colpito dovrebbe essere – ma di poco – la Spagna, con un teorico -14% in caso di ritorno dei contagi e del lockdown, seguita da Francia, Italia e Regno Unito a pochi decimali di distanza. Fra le principali economie la Cina – anche nello scenario peggiore – dovrebbe limitare il calo del Pil sotto il -4% mentre gli Usa supererebbero il -8%.