La notizia è di quelle clamorose. Ma arriva di lato, dalle anticipazioni di un quotidiano romano evidentemente bene introdotto.  Una maxi operazione che ha dell’incredibile, se si considera lo stato pre-agonico del sistema sanitario, la sua pachidermica burocrazia, gli interessi, le strategie antiquate: il nuovo Bambino Gesù potrebbe spostarsi al Portuense, in quel che resta del Forlanini, chiuso ormai da sette anni. Dalle pendici del Gianicolo al Portuense, meno di 5 chilometri di distanza.  Detta così è affascinante, ragionandosi sopra appare particolarmente complessa sia sul piano tecnico che su quello finanziario. Nel progetto con governo, Comune e Regione anche Spallanzani e San Camillo. Ma siamo anche a pochissimi giorni dalle elezioni, e come dice in un post su Facebook Massimo Martelli che al Forlanini ha diretto per 24 anni il reparto di chirurgia toracica e che si batte da anni per la riapertura del nosocomio, è singolare che la struttura giudicata dalla Regione degradata e fatiscente improvvisamente diventi un bene così prezioso e fruibile. Poteva servire per la pandemia, ipotesi bocciata, ora diventa improvvisamente idonea? Proprio martedì il centro destra romano ha organizzano un flash mob  elettorale per agitare la bandiera dello storico ospedale, ma qualche giorno prima arriva la notizia bomba?

Riavvolgiamo il nastro delle considerazioni e torniamo al dato. Lo scenario che ci viene sottoposto è il seguente: il Bambino Gesù, una delle massime eccellenze pediatriche europee, è pronto a trasferirsi nei locali dell’ex ospedale Forlanini. Obiettivo creare una grande cittadella della salute, sfruttando le sinergie con i vicini colossi della sanità capitolina (e nazionale) San Camillo e Spallanzani. Sembra che l’idea iniziale sia della presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc, e che il progetto potrebbe essere in qualche modo formalizzato attraverso la firma di un memorandum. Che è molto. Ma anche troppo poco. E’ vero, il prestigioso ospedale vaticano stretto nella attuale collocazione. Una sede storica, il convento di Sant’Onofrio, ma si può avere un Pronto Soccorso arrampicato sulla collina del Gianicolo, con ingresso in curva? Il Bambino Gesù rappresenta una realtà complessa che comprende anche cinque filiali; gestisce 627 posti letto e nel 2021 ha registrato 2,4 milioni di prestazioni ambulatoriali, 80mila accessi al pronto soccorso, 28mila ricoveri e 31.500 interventi chirurgici. L’ex Forlanini, chiuso appunto dal 2015, può garantire quasi il doppio degli spazi. Necessari anche per costruire delle residenze per ospitare le famiglie dei piccoli malati, visto che un terzo delle quali proviene da altre regioni d’Italia. Nel piano di fattibilità che i vertici dell’IRCCS pediatrico (scopriamo che a livello di governo se ne parla da diversi mesi) ci sono un sacco di opzioni, posti letto in più, nuovi segmenti di attività, allargamento di quelle esistenti. Senza contare l’effetto strategico di mettere insieme, nel raggio di poche decine di metri un polo sanitario/ospedaliero di incredibile eccellenza: Bambino Gesù, San Camillo, Spallanzani e Croce Rossa
Ma il piano ha anche una valenza strategica: portare il Bambino Gesù nello stesso pezzo di Roma che ospita lo Spallanzani (quindi due Irccs) il San Camillo e la sede della Croce Rossa può permettere di creare un polo d’eccellenza ospedaliero d’eccellenza nella Capitale. Una eredità da lasciare in eredità al nuovo governo, un progetto da 300 milioni di euro. Pare che dalla conclusione della conferenza dei servizi al completamento  del trasferimento delle attività dal Gianicolo al Portuense qualcuno abbia considerato un tempo di 36 mesi.  Nel grande disegno questa semplificazione suona stonata. Dal 2015, come detto, è di fatto tutto fermo: un paio d’anni fa è stato  installato filo spinato sul muro dell’ex nosocomio, ma senza tetto e sbandati hanno continuato ad entrare ed uscire. In questi anni sono crollati pezzi di tetto, gli intonaci si sono scrostati, l’immondizia cresce a dismisura. In sostanza è una struttura abbandonata da troppo tempo.  Giusto per ricordare di cosa stiamo parlando: il Forlanini rappresentò un’eccellenza nella cura alla tubercolosi , dal 1934 diventò il più grande ospedale del mondo, con la sua lunghissima struttura a forma di ferro di cavallo e le balconate per far passeggiare i degenti, con oltre 2mila posti letto e una cucina da 1.800 metri quadri interamente maiolicata, oltre a due teatri, un cinema, campi di bocce e biliardi, cantine per il vino, un canile e un immenso e bellissimo parco da 12 ettari. In tutto, 280mila metri quadri, dei quali 130mila coperti. Si salverà?

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