All’Angelus il Pontefice torna a invocare la pace e ricorda le vittime innocenti della violenza. Il pensiero va alla Terra Santa dopo la morte a Gaza di due donne cristiane. Nel giorno dell’ottavo centenario francescano, Leone XIV indica Francesco come modello capace di “sanare le crepe della discordia”

CITTÀ DEL VATICANO – «I popoli siano liberati dal flagello della guerra». Papa Leone XIV torna a levare la sua voce contro i conflitti che attraversano il mondo e, nell’Angelus di domenica 4 ottobre, dedica un pensiero particolare alla Terra Santa e alle vittime innocenti della violenza.

Dalla finestra del Palazzo Apostolico, davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, il Pontefice ha legato l’appello alla pace alla memoria di San Francesco d’Assisi, celebrato nell’anno dell’ottavo centenario della morte.

«Chiediamo con perseveranza il dono della pace e impegniamoci sinceramente a costruire la concordia fra i popoli», ha affermato Leone XIV, indicando nel messaggio francescano una risposta alle divisioni e alle guerre contemporanee.

Dopo la recita dell’Angelus, Leone XIV ha ricordato l’iniziativa “Un milione di bambini recita il Santo Rosario”, promossa da Aiuto alla Chiesa che soffre dal primo al 7 ottobre per invocare pace e unità nel mondo.

Il Papa ha ringraziato i bambini che partecipano alla preghiera e ha invitato tutti a seguirne l’esempio.

«Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria perché i popoli siano liberati dal flagello della guerra», ha detto, aggiungendo subito dopo: «In particolare, preghiamo per la Terra Santa e per le vittime innocenti della violenza».

Il riferimento arriva in un momento particolarmente doloroso per la piccola comunità cristiana di Gaza.

Sabato 3 ottobre sono stati celebrati nella chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, a Gaza City, i funerali di Maysa Khader Ibrahim Abu Daoud (Ayyad) e Mary Hafez Michel Najjar (Abu Daoud), due donne palestinesi cristiane morte in un attacco aereo israeliano avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 ottobre.

Secondo le autorità sanitarie e della protezione civile locale, nell’attacco contro un edificio residenziale nella parte occidentale di Gaza City sono morte complessivamente cinque persone, quattro delle quali donne. Altre persone sono rimaste ferite.

L’esercito israeliano ha confermato di aver effettuato nella stessa notte un raid contro Ali al-Amoudi, dirigente politico di Hamas, ma, secondo Reuters, non ha confermato che si trattasse dello stesso attacco che ha provocato le cinque vittime civili.

Una distinzione necessaria in una vicenda nella quale le circostanze precise del bombardamento restano quindi ancora da chiarire completamente.

La morte delle due donne ha profondamente colpito la comunità cristiana della Striscia.

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha espresso a nome del Patriarcato, del clero e dei fedeli le proprie condoglianze alle famiglie e alla comunità cristiana di Gaza.

Nel messaggio ufficiale, Pizzaballa ha pregato affinché le vittime possano trovare «riposo eterno» e perché ai familiari siano concessi conforto, forza e speranza.

Anche le altre comunità cristiane locali hanno manifestato dolore per le vittime, in una Striscia dove il numero dei cristiani si è progressivamente ridotto e le parrocchie sono diventate negli anni di guerra anche luoghi di rifugio per numerose famiglie.

L’Angelus del 4 ottobre ha assunto un significato particolare perché coincide con la memoria liturgica di San Francesco e con le celebrazioni per gli 800 anni dalla sua morte.

Leone XIV ha utilizzato l’immagine evangelica della vigna per parlare anche della Chiesa contemporanea.

«La vigna da coltivare con giustizia è la Chiesa, che costruiamo o danneggiamo con le nostre scelte», ha affermato. Poi il riferimento diretto al Poverello d’Assisi: Francesco fu «un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore».

Secondo il Papa, la grandezza del santo umbro non consistette soltanto nella predicazione o nella povertà scelta come stile di vita, ma nella capacità di trasformare prima di tutto se stesso.

Ispirato dal Crocifisso di San Damiano, Francesco costruì la propria esistenza «sul fondamento di Cristo», condividendone povertà, gioia e sofferenze.

Leone XIV ha ricordato uno degli episodi più conosciuti della vita francescana: l’invito rivolto da Cristo a Francesco a “riparare la sua Chiesa”.

Ma quella riparazione, ha sottolineato il Pontefice, non deve essere letta soltanto come ricostruzione materiale.

Francesco «l’ha riparata in virtù della fede nel Signore Gesù, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell’amore fraterno».

È proprio questa immagine delle “crepe della discordia” a diventare il ponte tra il messaggio religioso dell’Angelus e l’attualità internazionale.

Per Leone XIV il carisma francescano conserva infatti una forza particolare anche dopo otto secoli, non soltanto nella grande famiglia religiosa nata dal santo di Assisi, ma nell’idea di una fraternità capace di superare divisioni politiche, nazionali e religiose.

Mentre il Papa parlava in Vaticano, ad Assisi si concludevano le celebrazioni nazionali dedicate a San Francesco.

Leone XIV ha ricordato espressamente le iniziative svolte nella città umbra «con la presenza delle massime Autorità dello Stato Italiano».

Ad Assisi era presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha partecipato alla Messa nella Basilica Papale celebrata dal presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Maria Zuppi, e alla tradizionale accensione della lampada votiva dei Comuni d’Italia.

Nel suo intervento Mattarella ha definito Francesco un “profeta di pace, di amore e di rispetto per il Creato”, sottolineando come il suo insegnamento appartenga non soltanto ai cristiani ma costituisca un patrimonio capace di parlare a credenti e non credenti.

Il Capo dello Stato ha richiamato espressamente anche il presente, segnato da «guerre insensate e crudeli», auspicando che l’eredità francescana possa aiutare a «convertire le menti indurite dall’odio» e a indicare la strada della convivenza pacifica.

Le celebrazioni di quest’anno hanno anche una particolare rilevanza civile.

Il 4 ottobre è tornato festa nazionale dedicata a San Francesco d’Assisi, con una legge promulgata nel 2025 in vista proprio dell’ottavo centenario del 2026.

La norma lega espressamente la ricorrenza ai valori della pace, della fraternità, della tutela dell’ambiente e della solidarietà, facendo della memoria del patrono d’Italia anche una giornata dedicata alla riflessione sul significato della convivenza civile.

Il richiamo del Papa alla pace si inserisce quindi in una giornata nella quale il messaggio religioso e quello istituzionale hanno finito per convergere.

Durante il post Angelus, Leone XIV ha inoltre annunciato un altro appuntamento di rilievo per la Chiesa.

In occasione del decimo anniversario dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, nei prossimi giorni il Pontefice riunirà in Vaticano i capi delle Chiese Orientali Cattoliche e i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

L’obiettivo sarà un «momento di discernimento sinodale» dedicato ai modi con cui annunciare oggi il Vangelo alle famiglie e alle giovani generazioni.

Leone XIV ha definito le famiglie «segno di speranza e ricchezza inestimabile per la Chiesa e per la società».

Ancora una volta, però, il centro dell’intervento resta la guerra.

Dalla Terra Santa alle altre aree di conflitto, Leone XIV continua a insistere sulla necessità di trasformare la preghiera in responsabilità concreta e di ricostruire rapporti spezzati.

Nel giorno dedicato a Francesco, il Papa affida così al santo di Assisi una richiesta che supera i confini confessionali.

Otto secoli dopo la morte del Poverello, la sua eredità viene proposta non soltanto come memoria spirituale, ma come risposta a un presente attraversato da conflitti, violenze e divisioni.

E l’immagine scelta da Leone XIV diventa, allo stesso tempo, religiosa e profondamente attuale: riparare le crepe della discordia prima che diventino fratture impossibili da ricomporre.