Non esistono evidenze scientifiche che l’assunzione di paracetamolo in gravidanza aumenti il rischio di autismo nei bambini. A ribadirlo, dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump che ha collegato l’antidolorifico alla crescita dei casi negli Usa, sono intervenute le principali agenzie del farmaco: la britannica Mhra, l’italiana Aifa e l’europea Ema. Tutte hanno confermato che il paracetamolo rimane il farmaco raccomandato in gravidanza per febbre e dolore, se usato correttamente.
Gli esperti richiamano ai dati più solidi disponibili, come lo studio svedese pubblicato sul Journal of the American Medical Association, che ha analizzato 2,5 milioni di gravidanze senza trovare correlazioni tra uso del farmaco e autismo. Altri studi, con risultati opposti, vengono considerati meno attendibili. Anche la Fda americana, pur ammettendo la possibilità di un legame, ha sottolineato che non esiste alcuna relazione causale provata.
La comunità scientifica teme che le parole di Trump possano generare panico tra le donne in gravidanza, portandole a evitare un farmaco sicuro o a sostituirlo con alternative più rischiose per il feto. Allarme anche dalle associazioni di neuropsichiatria infantile: messaggi infondati rischiano di alimentare confusione e stigmatizzazione nelle famiglie con figli autistici.
Trump ha inoltre citato un possibile uso dell’acido folinico (leucovorin) per alleviare sintomi dell’autismo. Il farmaco è già allo studio da anni, ma gli specialisti invitano alla cautela: piccoli trial hanno mostrato benefici solo in alcuni casi specifici e non esistono ancora prove cliniche sufficienti per un’approvazione sicura ed estesa.










