Nuovo passaggio decisivo per una delle più grandi operazioni nella storia dell’industria dell’intrattenimento. Una giudice federale statunitense ha approvato l’accordo raggiunto tra Paramount Skydance e una coalizione di Stati americani, rimuovendo uno degli ultimi grandi ostacoli giudiziari all’acquisizione di Warner Bros. Discovery.

La decisione è stata presa dalla giudice distrettuale Araceli Martínez-Olguín, che ha dato il via libera alla transazione concordata con dodici procuratori generali statali, guidati dalla California. L’intesa apre così la strada al completamento dell’operazione, valutata 110 miliardi di dollari in termini di enterprise value. Il valore attribuito al capitale azionario di Warner Bros. Discovery è invece di circa 81 miliardi di dollari.

La battaglia legale era iniziata nel luglio scorso, quando il procuratore generale della California Rob Bonta aveva guidato una coalizione di dodici Stati in una causa contro Paramount e Warner Bros. Discovery.

Secondo l’accusa, la fusione avrebbe potuto ridurre sensibilmente la concorrenza nel mercato cinematografico e televisivo statunitense, riunendo sotto un unico gruppo due dei cinque maggiori distributori cinematografici tradizionali di Hollywood e due importanti proprietari di reti televisive via cavo.

Il Dipartimento di Giustizia californiano aveva stimato che la società risultante dalla fusione avrebbe potuto controllare quasi un terzo della distribuzione cinematografica nelle sale statunitensi e una quota analoga della programmazione televisiva via cavo di base.

La vertenza aveva portato inizialmente anche a uno stop temporaneo dell’operazione. A luglio un tribunale federale aveva disposto una sospensione della fusione mentre venivano esaminate le contestazioni antitrust.

La svolta è arrivata con il compromesso raggiunto a settembre tra Paramount e i procuratori generali.

L’accordo prevede una serie di impegni vincolanti della durata di cinque anni. Paramount dovrà innanzitutto garantire un determinato numero di film distribuiti ogni anno: 30 titoli all’anno nei primi due anni, di cui almeno 20 destinati a un’ampia distribuzione nelle sale, per poi salire a 32 film annuali nei successivi tre anni.

Il gruppo si è inoltre impegnato a distribuire almeno quattro film indipendenti ogni anno. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, sono previste sanzioni economiche e, in determinate circostanze, anche la possibile cessione di Miramax.

Paramount dovrà anche aumentare gli investimenti nella produzione cinematografica statunitense per almeno 1,5 miliardi di dollari complessivi nell’arco di cinque anni, rispetto ai livelli del 2025.

Un ulteriore fondo da 47,5 milioni di dollari sarà destinato ai lavoratori potenzialmente colpiti dalla riorganizzazione conseguente alla fusione.

Uno dei nodi principali della controversia riguardava il rischio che il nuovo colosso potesse acquisire un peso eccessivo nelle trattative con gli operatori della televisione via cavo.

L’accordo prevede pertanto restrizioni sulle modalità con cui Paramount potrà negoziare la distribuzione dei canali appartenenti ai due gruppi, con l’obiettivo dichiarato di impedire che la maggiore forza contrattuale della società risultante dalla fusione si traduca automaticamente in un aumento dei prezzi per distributori e consumatori.

L’acquisizione riunirà sotto lo stesso gruppo alcuni dei marchi più importanti dell’industria audiovisiva mondiale.

Da una parte Paramount porta in dote Paramount Pictures, CBS, Paramount+ e Pluto TV, oltre a franchise come Mission: Impossible, Top Gun e SpongeBob SquarePants.

Dall’altra Warner Bros. Discovery possiede realtà come Warner Bros., HBO, CNN e HBO Max, insieme a proprietà intellettuali di enorme valore come Harry Potter, Game of Thrones e l’universo DC.

Paramount aveva annunciato ufficialmente l’operazione nel febbraio 2026, offrendo 31 dollari in contanti per ogni azione Warner Bros. Discovery.

La società stima inoltre che l’integrazione possa generare oltre 6 miliardi di dollari di sinergie, attraverso la razionalizzazione delle piattaforme tecnologiche, delle strutture immobiliari, dei sistemi aziendali e di altre funzioni operative.

Il via libera giudiziario non cancella comunque le critiche che hanno accompagnato l’operazione.

Sindacati, associazioni del settore e parte del mondo politico statunitense hanno espresso timori soprattutto per le possibili conseguenze sull’occupazione, sulla pluralità dell’offerta audiovisiva e sul livello di concentrazione dell’industria cinematografica.

Il procuratore generale Rob Bonta ha presentato l’accordo come uno strumento per ottenere garanzie concrete su produzione e posti di lavoro, senza però trasformarlo in un sostegno politico o economico alla fusione.

La giudice Martínez-Olguín ha infine ritenuto che le contestazioni avanzate contro l’intesa non fossero sufficienti, dal punto di vista giuridico, per impedire l’approvazione del compromesso.

Superato il contenzioso con gli Stati, Paramount può ora procedere verso il completamento dell’acquisizione.

Se l’operazione sarà definitivamente perfezionata, nascerà uno dei gruppi mediatici più grandi al mondo, presente contemporaneamente nel cinema, nello streaming, nella televisione generalista, nelle reti via cavo e nell’informazione.

Una concentrazione di marchi e contenuti senza precedenti recenti a Hollywood, destinata a ridisegnare ulteriormente gli equilibri di un settore già trasformato dalla crescita dello streaming e dalla concorrenza di colossi globali come Netflix, Disney e Amazon.