Questione pensioni tra i primi nodi da affrontare per il nuovo governo guidato da Giorgia Meloni. La ministra Marina Calderone subito dopo il suo giuramento al Quirinale ha affermato: “Sapete perfettamente che non mi sottrarrò ai temi, li affronteremo anche ascoltando le istanze delle parti sociali e di tutti i soggetti portatori di contributi importanti, poi nei prossimi tempi lasciateci fare tutti i necessari passaggi. Ci mettiamo al lavoro. Anzi, vado al ministero del Lavoro”.

I tempi della prossima legge di Bilancio e delle misure al momento in vigore del resto sono molto stretti ed i sindacati premono appunto per un superamento dell’obbligo di pensionamento a 67 anni. A fine anno scadono Quota 102 (ovvero in pensione a 64 anni con 38 anni di contributi), Opzione donna, (l’uscita per le dipendenti con 58 anni o 59 per le autonome e sempre 35 anni di contributi) norma che nel programma di Fdi si punta a rinnovare. In scadenza anche l’Ape sociale (da 63 anni per i lavori gravosi). Tutto comunque dipenderà dalle risorse che saranno messe a disposizione in manovra per capire come intervenire: o la proroga di queste ultime due misure, l’introduzione di Opzione uomo (a 58 anni con 35 di contributi e un taglio dell’assegno di cui si era parlato nei giorni scorsi) o di Quota 41, cavallo di battaglia della Lega e ipotesi sostenuta anche dai sindacati che chiedono l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età o da 62 anni. Ma una Quota 41 ‘secca’ costerebbe circa 5 miliardi l’anno. Un’ipotesi allo studio per ridurre l’impatto finanziario sarebbe con l’introduzione di una soglia d’età.