aMADIOCi ha lasciato tre anni fa, esattamente il 12 marzo 2017. So che mi rimprovererà  per la settimana di ritardo con la quale  mi occupo di lui per ricordarlo come si deve. Ma le vicende del Coronavirus non erano previste dal copione. Del resto in vita, oltre a volermi un gran bene, non mi perdonava quasi nulla. Dire che Luigi Amadio ha lasciato un vuoto incolmabile può sembrare retorico, non lo diciamo. Diciamo che ci ha lasciato in mezzo ai guai e ci ha lasciato proprio quanto la sua capacità manageriale, la sua umanità, il suo carisma servivano come il pane. Non è un ricordo politico, questo, è il ricordo di un fratello minore affezionato che non sopporta le cose lasciate a metà. Lentamente la Fondazione S.Lucia va avanti su un solco tracciato e faticosamente cerca di mantenere una coesione interna fondamentale per sopravvivere.  Tanti degli amici di Luigi si sono un po’ alla volta defilati, il cemento che li univa alla Fondazione era il suo leader, non tanto l’idea di difendere e realizzare una struttura sanitaria che fosse veramente utile alla collettività, ai malati, a quella fetta di umanità che per sopravvivere e tornare alla normalità ha bisogno di cure e di una attenzione speciali. Ma chi è rimasto porta avanti i suoi  insegnamenti e i suoi obiettivi, combatte le sue battaglie contro gli stessi avversari. Quegli che gli hanno fatto scoppiare il cuore. Lo stallo nel braccio di ferro con la Regione è un macigno che nessuno riesce a rimuovere. Le promesse mancate del governatore, dei politici, tutta roba che fa male e non basta una visita del Papa o la foto del premier  che gioca a ping pong con un atleta disabile a  dare forza. Ma si va avanti, con fatica e pazienza, ci vorrebbe qualcuno di quei lampi di genialità che talvolta tirava fuori dal suo cilindro  e che consentivano di trovare un nuovo appiglio per  resistere, ma va bene lo stesso. Muovendosi per i diversi ambienti della Fondazione, dagli uffici ai reparti si incontrano sostanzialmente le stesse persone da decenni. Professionalità e umanità maturate nel tempo, bene o male, con tutte le contraddizioni, gli scontri e le insofferenze che la vita porta con sé. Ma sostanzialmente una squadra. Della quale alla fine, anche se non lo avrebbe mai ammesso, Luigi Amadio era fiero.

Giovanni Tagliapietra