La pubblicazione della nuova edizione del redditometro, tanto attesa e preventivamente condivisa con varie associazioni, ha scatenato una serie di polemiche all’interno della maggioranza di governo.

La norma, firmata da Maurizio Leo, ha suscitato reazioni contrastanti all’interno della maggioranza. Il viceministro di Fdi si è trovato costretto a spiegare la decisione in Consiglio dei ministri, poiché molti alleati non erano stati messi al corrente di questo sviluppo.

La pubblicazione della norma ha colto di sorpresa i pochi parlamentari presenti mentre si discuteva di altri temi a Montecitorio. La prima reazione è stata di Forza Italia, che ha espresso netta contrarietà al redditometro. Anche la Lega ha espresso perplessità, ritenendo che “l’inquisizione” sia ormai superata e che controllare la spesa degli italiani non sia il metodo migliore per combattere l’evasione.

Nonostante le rassicurazioni del viceministro, i dubbi all’interno della maggioranza non si sono placati. Fratelli d’Italia, in particolare, è rimasta silente per molte ore, indicando una mancanza di comunicazione su questa questione.

Anche al Ministero dell’Economia e delle Finanze le prime reazioni sono state di sorpresa, non tanto per il contenuto della norma, ma per il tempismo con cui è stata approvata. Anche se la norma era attesa da anni, il suo sblocco ha causato una certa agitazione in un periodo politicamente delicato.

La polemica ha coinvolto anche il Partito Democratico, che ha criticato l’utilizzo delle istituzioni per fini propagandistici elettorali. Matteo Renzi ha denunciato l’approccio statalista della maggioranza, mentre Vincenzo Visco ha sottolineato l’importanza del redditometro nella lotta all’evasione fiscale.

Nonostante le divergenze, Maurizio Leo è stato difeso da alcuni esponenti di governo, che hanno sottolineato il suo ruolo di tecnico preparato. Tuttavia, resta da vedere come la premier Meloni gestirà questa situazione delicata nelle prossime settimane, in vista delle elezioni.