Elezioni, Meloni ci mette la faccia e l’asso. Contro il Pd Leodori, FdI pensa di schierare il capogruppo alla Camera. Lo scoglio delle amministrative di maggio nel Lazio e in Sicilia

E’ un appunto, il classico foglietto bianco con alcuni nomi scritti a penna: “Lollobrigida presidente-Regione”. E sotto di lui un elenco di altri nomi di chi dovrebbe fare il salto dalla Regione alla Camera e al Senato. Fratelli d’Italia inizia a dibattere sulle Regionali e sulle Politiche del 2023 e pensa di schierare contro li candidato Pd, Daniele Leodori, un asso. Addirittura il capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida, costola di Giorgia Meloni.La corsa è partita, anche se sarà una maratona infinita, perché prima delle Regionali del ’23, vera rivincita contro il pasticcio di Roma (leggasi Michetti, ndr), i Fratelli sognano la presa della cassaforte Regione Lazio. Ma dovranno passare per le amministrative di maggio-giugno nei 50 Comuni del lazio e poi superare il test della amministrative siciliane. Due scogli scivolosi che metteranno a dura prova le ambizioni del partito di Giorgia Meloni e l’alleanza con Forza Italia e la Lega. Soprattutto dopo che Silvio Berlusconi ha quasi incoronato Matteo Salvini come “vero leader”.

Ex consigliere comunale a Subiaco, poi alla Provincia di Roma sino al 2003, quindi assessore ad Ardea, due anni con Renata Polverini come assessore ai Trasporti della Regione, Lollobrigida rientra alla Regione con grazie al posto lasciato da Andrea Augello, sino a quando nel 2018 non arriva alla Camera. Oggi è capogruppo di Fratelli d’Italia ma è anche considerato uno dei maggiorenti del partito romano, “dove non si tocca foglia che Lollo non voglia”, sospinto anche dal matrimonio con Arianna Meloni, sorella di Giorgia. E sarebbe stata proprio Arianna a scoprire sulla sabbia di Terracina quel professor Michetti, poi trasformato nel candidato del centrodestra contro Roberto Gualtieri. Una leggenda nata sotto l’ombrellone e sepolta già al secondo sondaggio.

Uomo di spicco della Generazione Atreju insieme alla regionale Chiara Colosimo, secondo le gole profonde del partito, Lollo non sarebbe entusiasta di quel foglietto e del suo nome da schierare contro la corazzata Leodori-Franceschini. Se potesse decidere, resterebbe intorno al Governo, dove si potrebbe aprire uno spiraglio al prossimo giro.

Ma Roma e il Lazio sono una casella tropo importante per lasciare ampi margini di libertà. Persa Roma, resta solo la Regione di Roma, la vera cassaforte dei fondi e un argine allo strapotere del Pd, grazie al decentramento mai avviato da Zingaretti che si è tenuto le deleghe pesanti e più ricche, come l’Urbanistica e i Trasporti, ben salde nelle sue mani. E poi c’è la Lega. Già Michetti è stato un calice amaro, appena i Salviniani romani scopriranno che i Fratelli non hanno nessuna intenzione di rispettare l’antico patto che ipotizzava il Comune a Fdi e la Regione Lazio alla Lega, avranno come minimo un infarto. Bisognerà spiegare all’alleato di centrodestra che l’unico grande partito di opposizione al Governo Draghi, nel Lazio pensa di andare da solo e di far deglutire a suon di gastroprotettori, che col 5,6 per cento a Roma, la Lega l massimo può chiedere 2 assessori.E poi c’è Forza Italia con la quale però negoziare è facile. Dipende tutto dai 50 Comuni del Lazio e dalla Sicilia. Poi si aprirà ufficialmente la campagna elettorale per le Politiche e le amministrative del ’23. Attenzione: turno unico, non c’è il ballottaggio.