La Cgil porta nelle aule giudiziarie la contestazione al progetto del Ponte sullo Stretto, presentando un esposto alla Corte dei Conti per chiedere verifiche sull’eventuale rischio di danno erariale. L’atto, firmato dal segretario generale Maurizio Landini, è stato trasmesso alle procure regionali della Corte dei Conti di Sicilia e Lazio e alla procura generale presso la sezione d’appello siciliana.
Il sindacato precisa che l’iniziativa non sarebbe motivata da una contrarietà ideologica all’opera, ma dalla volontà di tutelare le risorse pubbliche. Secondo la Cgil, il costo del progetto avrebbe superato i 13,5 miliardi di euro e continuerebbe a crescere, mentre circa 1,3 miliardi graverebbero sul Fondo per lo sviluppo e la coesione della Regione Siciliana.
Nell’esposto vengono richiamate le criticità emerse durante l’esame della delibera del Cipess, tra cui l’incertezza sul costo definitivo, i dubbi sul rispetto delle normative europee in materia di appalti e ambiente e la mancata completa copertura finanziaria delle infrastrutture necessarie al funzionamento del collegamento.
Immediata la replica della società Stretto di Messina. L’amministratore delegato Pietro Ciucci ha respinto le contestazioni, sostenendo che la società opera nel pieno rispetto delle norme e con la massima attenzione alla tutela del denaro pubblico. Ciucci ha inoltre ricordato che la società è già sottoposta al controllo della Corte dei Conti attraverso un magistrato delegato presente alle riunioni del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale.
Sul piano politico, il Movimento 5 Stelle ha giudicato positivamente l’iniziativa della Cgil, ritenendola utile a fare maggiore chiarezza sul progetto. Di segno opposto la posizione dell’Ugl, che ha definito l’esposto pretestuoso e frutto di una contrarietà pregiudiziale, accusando la Cgil di voler ostacolare lo sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno.










