Il post-Coronavirus si sta rivelando più complicato dell’emergenza vissuta in questi mesi. Lo scandalo dei presidi sanitari, dei tamponi e dei reagenti, il caos della Fase 2, tra accelerate e marce indietro,  i problemi finanziari tuttora irrisolti con la Ue, lo spettro di una crisi economica senza via d’uscita. E ancora, disoccupati, aziende chiuse, povertà in aumento. Palazzo Chigi ostenta sicurezza (e il popolo sembra essere con Conte)  ma la situazione rischia di sfuggire di mano da un momento all’altro. Il governo cede alle regioni ma rischia  di andare in pezzi, il collante è solo la paura di perdere la poltrona.

Di Paolo Dordit

 

Siamo pericolosamente vicini ad un punto di non ritorno, la crisi incombe da ogni parte e assume dimensioni tragiche e profili grotteschi. Non c’è dubbio, il post-Coronavirus si sta rivelando più complicato da gestire dell’emergenza sanitaria dalla quale peraltro non siamo ancora usciti. Prima c’era l’orgoglio nazionale, il pathos, la retorica dello stringersi attorno ai nostri eroi pronti all’estremo sacrificio in corsia. Ora questi buoni sentimenti si stemperano, la gente non ne può più di stare a casa, ma uscire e trovare un mondo tutto diverso è ancora più traumatico. Mezza Italia, quella non garantita dallo Stato in tutte le sue espressioni, è nei guai, la piccola impresa è alla canna del gas, una fascia importante della popolazione non sa come sopravvivere nel medio termine. Che si fa? Avessimo di fronte uno Stato forte, deciso, autorevole, determinato, ci sentiremmo rassicurati. Ma il governo balbetta e il Parlamento è evanescente, non c’è coesione, non c’è linea, non c’è un euro.  Il premier Conte ha aumentato con progressione geometrica un suo sterile livello di consenso personale. Ma sotto il vestito c0è poco o niente.
Adesso che l’emergenza sanitaria è rallentata e che soprattutto (paradossale) è venuta a noia dei media, torna in primo piano tutto il resto, la pochezza e la fragilità di una armata brancaleone che non ha più l’alibi del supercomitato di scienziati e di esperti e della Protezione Civile, si trova con altre task force praticamente inutili e con qualche commissario che si copre di ridicolo, mentre vengono impietosamente al pettine tutti gli errori e le omissioni commessi in questi mesi e in quelli precedenti. Quante morti, quanti dolori ha sulla coscienza  chi oggi finge di governarci? La cartina di tornasole è lo scandalo delle mascherine, Palazzo Chigi ha ingaggiato un commissario ad hoc che non è riuscito a combinare praticamente nulla. Non staremo a cercare il pelo nell’uovo per il prezzo “garantito” di quegli indispensabili presidi sanitari, è tutta la costruzione del sistema che grida vendetta.

Servono milioni di pezzi al giorno, il problema è nazionale, ma nessuno è in grado di risolvere. Casi clamorosi sui quali è meglio stendere un velo pietoso di silenzio (Vedi Regione Lazio e Irene Pivetti), ma anche una scandalosa c orsa al mercato per uno strumento ritenuto indispensabile per salvare la pelle. I farmacisti si sono trovati in mezzo e reagiscono male, Confindustria carica a testa bassa. Ci saremmo aspettati che lo Stato ce lo fornisse gratis fino ad emergenza archiviata, ma non è evidentemente così. Quindi il danno e la beffa corrono in parallelo, mentre sullo sfondo c’è chi truffa e chi si arricchisce. Incredibile. Vogliamo parlare del caos che regna attorno ai test sierologici? E i tamponi, e i reagenti? Peggio che andare di notte. Quello che  preoccupa è l’incapacità del governo di reagire., di prendere in mano la situazione, di inventarsi qualcosa, di stringere un patto con chi i soldi li ha per salvare insieme il Paese.
Invece niente, si va alla deriva e la famosa Fase Due diventa un incubo, fino alla minaccia della rivolta sociale.  Che poi  sta accadendo quello che i sociologi prevedevano: la gente comincia ad uscire di casa ma non si sente libera. Teme di doversi rinchiudere nuovamente in quarantena da un momento all’altro. Perché nessuno fin qui ha saputo spiegare correttamente le cose. Anzi, ore e ore di televisione monotematica hanno aumentato i dubbi e ridotto le certezze. Palazzo Chigi non sa che fare, gli scienziati non sono più così autorevoli, anche il Covid si sta trasformando in un business mondiale mentre le Regioni  fanno quello che il governo non sa fare: decidono. Sotto la pressione di una crisi economica di proporzioni colossali e con la spada di Damocle di un accordo per gli aiuti finanziari della Ue che non si riesce a portare a casa. E ancora disoccupati, aziende chiuse, povertà in aumento con la paura che la situazione possa sfuggire di mano da un momento all’altro. Il collante nel governo è solo la paura di perdere la poltrona, di rimettere tutto in gioco. Ma per qualcuno, alla fine della fiera, la domanda chiave è: quest’estate potremo andare in vacanza e fare il bagno? Conte ha rassicurato tutti ma non ha convinto nessuno.