Dopo un complesso iter giudiziario, i quattro agenti segreti egiziani accusati di sequestro, tortura e omicidio di Giulio Regeni nel 2016 a Il Cairo saranno giudicati dal 20 febbraio 2024, come stabilito dal giudice istruttore di Roma. La Consulta, lo scorso settembre, ha contribuito a sbloccare il procedimento, precedentemente bloccato per l’assenza degli imputati.

La Presidenza del Consiglio sarà parte civile nel processo, chiedendo un risarcimento di 2 milioni di euro in caso di condanna degli imputati. La madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, ha espresso sollievo per l’avanzamento del caso, definendo la giornata “bella”.

La Procura, che ha ricevuto un secondo rinvio a giudizio, sostiene che l’assenza degli imputati non ridurrà il processo a un simulacro. Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha dichiarato che la possibilità di ricostruire pubblicamente i fatti corrisponde a un obbligo costituzionale e sovranazionale.

La Consulta ha dichiarato illegittimo l’articolo 420-bis del codice di procedura penale, consentendo al processo di procedere nonostante l’assenza degli imputati. Questa decisione è stata vista come un modo per superare l’ostilità delle autorità egiziane e garantire che il processo possa andare avanti anche senza la prova che gli imputati siano stati informati della procedura.

L’Avvocatura dello Stato ha definito il caso un “orrendo crimine” che ha profondamente colpito la comunità nazionale. La segreteria del Partito Democratico ha sottolineato la necessità di ottenere la piena verità sull’omicidio di Regeni, sottolineando il sostegno alla famiglia e la richiesta di giustizia.

Il processo rappresenta un passo avanti significativo nella ricerca di giustizia per l’omicidio di Giulio Regeni, un caso che ha attirato l’attenzione internazionale e sollevato interrogativi sulle violazioni dei diritti umani.