Il Dipartimento della Difesa americano lancia un programma di 120 giorni per immaginare i campi di battaglia dei prossimi decenni. Intelligenza artificiale, droni autonomi, robotica, armi a energia diretta, biotecnologie e spazio tra i settori sotto esame. Elon Musk torna ad avere un ruolo consultivo nell’amministrazione Trump insieme al fondatore di Anduril Palmer Luckey e all’ex speaker della Camera Newt Gingrich.
WASHINGTON – Prevedere come saranno combattute le guerre dei prossimi decenni prima che siano gli avversari a imporne le regole. È l’obiettivo di Project Meridian, la nuova iniziativa con cui il Pentagono vuole individuare tecnologie, armi e nuovi domini operativi destinati a trasformare radicalmente il campo di battaglia.
Il progetto è stato annunciato il 30 settembre dal segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, durante il suo discorso sullo stato delle Forze armate a Quantico, in Virginia. Alla guida dello studio sono stati chiamati tre nomi provenienti da mondi molto diversi: Elon Musk, fondatore di SpaceX e amministratore delegato di Tesla; Palmer Luckey, fondatore della società di tecnologie militari Anduril Industries; e Newt Gingrich, ex speaker repubblicano della Camera dei Rappresentanti.
Il gruppo lavorerà sotto la supervisione di Emil Michael, responsabile tecnologico del Dipartimento, e avrà 120 giorni per elaborare le proprie conclusioni. Il lavoro dovrebbe concludersi con una parte destinata alla pubblicazione e un allegato classificato contenente le valutazioni più sensibili.
L’orizzonte indicato dal Pentagono è volutamente molto ampio.
Project Meridian dovrà analizzare gli effetti sulla guerra futura dei progressi nell’intelligenza artificiale, nei sistemi autonomi, nella robotica, nelle armi a energia diretta e nelle biotecnologie, oltre a individuare eventuali nuovi domini nei quali potrebbero svolgersi le operazioni militari.
Hegseth ha descritto un campo d’azione che si estende idealmente “dal sottosuolo terrestre fino a oltre la Luna”. L’obiettivo non è soltanto immaginare scenari teorici, ma arrivare a proposte operative per avviare sviluppo, sperimentazione e successiva introduzione di nuove capacità militari.
Il segretario alla Difesa ha sostenuto che gli Stati Uniti non possano considerare permanenti i vantaggi tecnologici attualmente posseduti. Secondo l’impostazione del progetto, il Pentagono dovrà quindi cercare competenze anche al di fuori delle proprie strutture tradizionali, coinvolgendo industria tecnologica, mondo accademico ed esperti di sicurezza nazionale.
“I migliori analisti dei conflitti futuri non si trovano esclusivamente all’interno del Pentagono”, ha affermato Hegseth presentando l’iniziativa e sottolineando i rischi di un sistema nel quale la stessa istituzione formula sia le domande sia le risposte sui propri bisogni futuri.
Per Elon Musk l’incarico rappresenta un ritorno formale, seppure in veste consultiva, nell’orbita dell’amministrazione di Donald Trump.
L’imprenditore aveva avuto un ruolo centrale nel 2025 nel progetto governativo per l’efficienza amministrativa noto come DOGE, prima di lasciare l’incarico e arrivare a uno scontro pubblico con Trump. I rapporti tra i due si sono successivamente ricomposti e Project Meridian segna ora una nuova collaborazione istituzionale.
La presenza di Musk non è tuttavia soltanto politica o simbolica. Attraverso SpaceX, l’imprenditore è da anni profondamente coinvolto nelle attività spaziali e di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Il Pentagono utilizza servizi commerciali legati alle comunicazioni satellitari e SpaceX ha già avuto rapporti contrattuali con il Dipartimento della Difesa. Lo stesso governo americano ha riconosciuto pubblicamente in passato di acquistare servizi Starlink per esigenze legate all’Ucraina, mentre SpaceX sviluppa anche Starshield, una versione delle proprie capacità satellitari destinata alle esigenze di sicurezza nazionale.
La scelta di Palmer Luckey mostra altrettanto chiaramente la direzione che Washington intende seguire.
Dopo essere diventato noto come fondatore di Oculus, Luckey ha creato Anduril Industries, società specializzata in sistemi autonomi, droni, sensori, software basato sull’intelligenza artificiale e piattaforme militari senza pilota.
Anduril è cresciuta rapidamente nel mercato della difesa statunitense e compete sempre più direttamente con i tradizionali grandi gruppi dell’industria militare.
La presenza contemporanea di Musk e Luckey offre quindi al Pentagono accesso diretto a due protagonisti dell’innovazione tecnologica, ma solleva anche interrogativi sulla gestione dei potenziali conflitti di interesse, poiché aziende riconducibili a entrambi lavorano o competono per importanti commesse pubbliche nel settore della difesa. La questione è stata evidenziata da diverse testate statunitensi in seguito all’annuncio.
Non risultano tuttavia, al momento, contestazioni formali che mettano in discussione la legittimità della loro partecipazione al progetto.
Il terzo componente è Newt Gingrich, 83 anni, una delle figure storiche del Partito repubblicano.
Speaker della Camera dal 1995 al 1999, Gingrich ha mantenuto negli anni un ruolo nel dibattito sulla sicurezza nazionale e sulla strategia militare americana. Durante la prima amministrazione Trump era stato nominato membro del Defense Policy Board, incarico terminato all’inizio della presidenza Biden.
La scelta di affiancare un ex leader politico a due imprenditori tecnologici riflette la volontà dichiarata del Pentagono di creare un gruppo che non sia composto esclusivamente da militari o funzionari dell’amministrazione.
Dietro Project Meridian c’è anche una constatazione maturata osservando i conflitti degli ultimi anni: il costo di un sistema militare non coincide necessariamente con la sua efficacia sul campo.
La guerra in Ucraina ha mostrato quanto droni relativamente economici possano essere utilizzati per ricognizione, attacchi a lunga distanza e distruzione di mezzi dal valore molto superiore. I sistemi senza pilota sono diventati una componente strutturale della guerra moderna, accelerando una trasformazione che riguarda anche guerra elettronica, satelliti, software e intelligenza artificiale.
Lo stesso Pentagono sta aumentando l’attenzione verso l’impiego di sistemi autonomi. Parallelamente a Project Meridian, Hegseth ha annunciato infatti la nascita di un nuovo Autonomous Warfare Command, un comando dedicato alle tecnologie robotiche e autonome che dovrebbe diventare operativo entro il 2027.
L’obiettivo dichiarato è accelerare il passaggio dalla sperimentazione alla produzione e all’impiego operativo, superando procedure di acquisizione considerate troppo lente rispetto alla velocità con cui evolve la tecnologia.
Project Meridian parte quindi da una revisione di un concetto tradizionale della potenza militare.
Per decenni la superiorità delle grandi potenze è stata misurata principalmente attraverso numeri e capacità di portaerei, aerei da combattimento, carri armati, missili e grandi sistemi d’arma. Questi strumenti rimangono centrali, ma oggi convivono con minacce molto meno costose.
Uno sciame di droni, un algoritmo capace di individuare rapidamente un bersaglio, un sistema di guerra elettronica o un attacco informatico possono produrre effetti sproporzionati rispetto al loro costo.
È questa asimmetria che Washington vuole studiare con maggiore sistematicità.
Il nuovo progetto dovrà quindi individuare non soltanto le tecnologie da costruire, ma anche i “domini da conquistare e le capacità da padroneggiare”, secondo la formula utilizzata da Hegseth.
Il programma non resterà isolato all’interno dell’apparato tecnologico del Dipartimento.
Hegseth ha chiesto allo Stato maggiore congiunto e alle singole Forze armate di essere pronti a collegare i rispettivi progetti di ricerca e gli studi sulla guerra futura alle attività di Meridian.
Il progetto punta inoltre a coinvolgere personalità provenienti dall’industria, dal mondo accademico e dalle comunità di esperti di sicurezza nazionale.
La composizione definitiva del gruppo allargato non è stata ancora resa pubblica.
La prima vera verifica arriverà all’inizio del 2027, quando scadrà il periodo di 120 giorni assegnato al gruppo.
Musk, Luckey, Gingrich e gli altri esperti dovranno allora presentare non semplicemente una previsione astratta delle guerre future, ma indicazioni su sistemi e tecnologie che possano essere sviluppati, sperimentati e, eventualmente, messi a disposizione delle forze americane.
Il Pentagono prova così a trasformare in programmazione militare una delle lezioni emerse con maggiore chiarezza dai conflitti contemporanei: la superiorità tecnologica non dipende più soltanto dalla disponibilità delle armi più potenti, ma anche dalla capacità di innovare più rapidamente dell’avversario.
È su questa competizione — dall’intelligenza artificiale ai robot, dai droni allo spazio — che gli Stati Uniti hanno deciso di iniziare a progettare oggi il campo di battaglia di domani.










