Dopo due giorni di colloqui tra il presidente cinese Xi Jinping e Vladimir Putin a Mosca non si è giunti ad alcuna proposta di cessate il fuoco, a nessuna svolta clamorosa per trovare una soluzione negoziata del conflitto in Ucraina,  ma un rafforzamento dell’asse “strategico” tra Russia e Cina per “un nuovo ordine mondiale”.

Ed intanto aumentano le tensioni  per la notizia delle armi all’uranio impoverito che la Gran Bretagna si appresterebbe a fornire a Kiev. Al termine dei colloqui due le dichiarazioni congiunte: una sullo sviluppo della cooperazione economica da qui al 2030, l’altra sul rafforzamento del “partneriato strategico”. Sul piano di pace cinese, invece, non si registrano sviluppi sostanziali, al di là del fatto che entrambi hanno sottolineato l’esigenza di una soluzione negoziata. Mosca, infatti, sostiene l’iniziativa di Pechino, ma lamenta che dall’altra parte non c’è la necessaria buona volontà. Putin ha detto che il piano cinese può essere preso come base per un accordo di pace, ma solo “quando l’Occidente e Kiev saranno pronti”.  Nei giorni scorsi la Casa Bianca aveva già detto a Kiev che comunque non avrebbe dovuto accettare un’eventuale, ingannevole proposta di cessate il fuoco. E oggi, ancora prima della fine dei colloqui a Mosca, il consigliere presidenziale ucraino Mikhailo Podolyak ha messo in chiaro che l’Ucraina non acconsentirà ad una tregua. Il presidente ucraino ha tuttavia detto di essere pronto a un dialogo con Pechino. Il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale Usa John Kirby, ha detto che la Cina non ha una posizione imparziale sulla guerra in Ucraina e se vuole giocare un ruolo costruttivo dovrebbe sollecitare la Russia a mettere fine al conflitto.