IN PRIMO PIANO/ La corsa al Colle bloccata da egoismi e ambizioni personali. Tutti giù dal Colle, leader politici e parlamentari sembrano  dei liceali in vacanza impegnati in giochi più grandi di loro. Il paese aspetta, i  veti incrociati impediscono passi avanti sostanziali. Si va avanti come se il fattore tempo non fosse determinante. E’ quasi fatta, si chiude. Ma come? Casini, Casellati, Pera Cassese, chissà. Governo bloccato, ma perché Draghi non chiarisce la sua posizione?

 

Di Francesco Vitale

 

Non c’è niente da fare, così potrebbe continuare all’infinito, ma serve un presidente. Montecitorio è un’isola blindata e super protetta, terreno di caccia di giornalisti alla ricerca di un improbabile scoop e di peones del Parlamento disposti a tutto per una dichiarazione. Mentre dentro il Palazzo si consuma l’ennesimo pasticcio politico. Non c’è fretta di eleggere il nuovo presidente della Repubblica, o forse sì, ma domani, c’è un rituale anche per il nulla di questo gioco di scacchi.  Magari facciamo due votazioni e chiudiamo. Ma come e con chi? Casini, Casellati, Pera, Belloni, Cassese, il più autorevole. Chissà. Nel corso dell’ultima votazione Pierferdi ha percorso l’aula su e giù a lungo, salutando, stringendo mani, parlando; no, niente Palazzo Chigi, o Quirinale o nulla. Sarà probabilmente nulla.  Si va avanti e si finge che il fattore tempo non sia determinante. Questi si astengono, quelli votano scheda bianca, anche la quarta giornata è andata. Ma i protagonisti del teatrino si sono scambiati così messaggi cifrati: si sono capiti? I  veti incrociati hanno impedito passi avanti sostanziali. E’ cambiato qualcosa? Ma Salvini ha parlato sul serio con Cassese? Ed è vero che questo personaggio ha fatto capire di non essere contrario a salire al Colle?  Possiamo passare in fretta ad altro? L’economia, il Covid, la crisi che oppone la Nato alla Russia,  resta tutto fuori dal recinto blindato del Palazzo, ma sono questioni che non si possono ignorare a lungo.

Eppure a Montecitorio iI  problema di fondo sono a e sono stati altri. Investono la sfera di egoismi politici e di ambizioni personali. Tutti protagonisti, Conte, Renzi, Tajani, Letta, Meloni,  con dichiarazioni e silenzi mirati per orientare l’evoluzione della politica. Giocano la loro partita. Ciascuno per sé, naturalmente. Tutto lontanissimo dal paese reale, dagli interessi e dalle urgenze degli italiani. Abbiamo un governo ma in questo momento non governa, visto che il premier Mario Draghi ha altri pensieri per la testa. Come può un presidente del consiglio giocare contemporaneamente su due tavoli, fare delle consultazioni (in quale altro modo si dovrebbero definire) uscendo dal suo ruolo istituzionale? Si prepara un governo su misura per poter passare al Colle? E i suoi impegni con il Paese? Non è stato eletto dal popolo, certo, ma le sue responsabilità sono enormi. Dicono che dovrebbe lasciar perdere ambizioni e sogni di gloria, che dovrebbe occuparsi di portare il paese in salvo. Lo farà? Tirano in ballo Mattarella per trovare la quadra, ma l’ormai ex presidente non ne vuole sapere. No Berlusconi, niente scelte divisive. Ma c’è qualcuno che non divide? Il centro sinistra non si esprime in modo chiaro e gira in tondo. Se il centro destra ha troppi galli nel pollaio dall’altra parte la situazione è ancora più confusa. Enrico Letta si sbraccia e si concede sempre frettolosamente ai media ma non è chiaro, non si capisce dove vuole arrivare. Si appoggia a Conte per dare una falsa impressione di unità, ma i cinque stelle sono una realtà magmatica incontrollabile, una massa di manovra  che può determinare molto in queste circostanze. Non è un mistero, una buona fetta dei parlamentari chiamati a votare per il presidente della Repubblica in realtà vota per sé, per la propria sopravvivenza, per il proprio stipendio. Quindi farà di tutto per sabotare qualsiasi soluzione che possa portare ad una chiusura anticipata della legislatura. A prescindere dalla fedeltà alla causa e dal nome del candidato da votare.   Un handicap aggiuntivo in una corsa ad ostacoli