epa03683945 Italian Prime Minister Enrico Letta holds a press conference with French President Francois Hollande (not seen) after their meeting at the Elysee Palace, in Paris, France, 01 May 2013. EPA/YOAN VALAT

di Giovanni Tagliapietra

Premetto, la polemica politica non c’entra, è un discorso pacato e di buon senso. E l’episodio di Modena e i suoi sviluppi meritano una riflessione. Il termine “rave” appartiene al vocabolario inglese, ma da tempo è diventato un prestito integrale nella lingua italiana. Tradotto significa letteralmente “delirio”. “Rave party” significa dunque “festa del delirio”. E’ il concetto di libertà che difende il segretario del Pd Enrico Letta? Gli organizzatori di questi appuntamenti “sopra le righe” agiscono in completa illegalità, occupando proprietà altrui (naturalmente senza chiedere permesso) e convocando nelle medesime  – vecchie fabbriche, capannoni industriali dismessi – migliaia di giovani non identificati per farli ballare e divertire con musica house, tecno, a volume altissimo. L’illegalità dell’iniziativa si sostanzia, nella facilmente intuibile opportunità (le cronache purtroppo lo testimoniano) di assumere e spacciare sostanza stupefacenti e alcol.
Aggiungiamo. Questi eventi, tradotti in contesti di normalità, comportano richieste di permessi, tasse e contributi da pagare, rispetto di una serie infinita di regole. Che violate comportano pesanti sanzioni. Bene lo sanno gli organizzatori di manifestazioni e concerti. Ebbene il leader del Partito Democratico contesta il provvedimento del governo Meloni che vieta queste situazioni di illegalità ed introduce ad hoc nel codice penale un articolo (434 bis) che punisce gli organizzatori con il carcere fino a sei anni. Una presa di posizione che ha dell’incredibile. Questo sì che è un segnale inquietante lanciato alla popolazione, agli elettori, ai media.
Questa “punizione” non fa bene agli italiani, ne limita la libertà, sostiene il Pd. Una strana sinistra, che difende la legalità quando le fa comodo e fa finta di non capire che cosa vogliono gli italiani: la certezza del diritto, la certezza che le regole siano rispettate e fatte rispettare se necessario. E’ una riflessione che non ha nulla a che fare con la complicata evoluzione del quadro politico italiano. O si è nel diritto o non lo si è, al di là e al di fuori della parte politica.  Parlare di destra e sinistra, di fascismo e di antifascismo è fuorviante,  il provvedimento del governo Meloni non ha niente di identitario (strano utilizzo di questo vocabolo) non ci può essere un doppio binario. Vale per le occupazioni. Discorso pericoloso, tasto delicato. Gli studenti possono occupare le scuole, gli operai possono occupare le fabbriche, “ribbellarsi è giusto”, come recitava letteralmente una famosa scritta sul muro della Sapienza nel mitico ’68? Se sono illegali devono cessare, punto e basta, non ci possono essere diversi gradi e livelli di illegalità. Se una cosa non si può fare perchè lede i diritti e la libertà di altri, della collettività, non si può fare e basta. E lo Stato deve impedirlo. Lo stesso vale per il degrado provocato dalle scritte sui muri della città. I Writers sono superiori alla legge?  Si deve lasciare sfogo alla loro creatività, alla loro voglia di ribellarsi, di essere contro? Ebbene se non si può sporcare il muro non si può e basta. E quei cittadini che hanno pagato per avere un muro pulito hanno il diritto di averlo pulito. Concludendo viene il dubbio che Enrico Letta abbia bisogno di un ripasso sui concetti di illegalità e libertà. Eppure il segretario del Pd cita spesso il fine giurista e politico Piero Calamandrei, che affermava, senza tema di essere smentito, che “Non c’è libertà senza legalità”. Messaggio chiaro, anche un bambino capirebbe da che parte deve andare lo Stato democratico che rappresenta la libertà e legalità.