Dopo mesi di attesa, la Commissione Europea ha presentato un ambizioso piano per rafforzare la difesa del continente, sempre più dipendente dagli Stati Uniti. La presidente Ursula von der Leyen ha sottolineato l’urgenza della situazione: “Viviamo in tempi pericolosi, la nostra sicurezza è minacciata”. Il programma, denominato “Rearm Europe”, mira a mobilitare fino a 800 miliardi di euro attraverso una combinazione di risorse nazionali e prestiti europei.
La proposta si articola in cinque pilastri e verrà discussa dai leader europei in un vertice straordinario. La Commissione punta a un rapido iter legislativo, sfruttando l’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU) per accelerare il processo. L’idea, però, non piace a tutti, poiché i fondi destinati alla difesa potrebbero ridurre le risorse per altre priorità sociali.

Nel dettaglio, il piano prevede:

650 miliardi di euro in investimenti nazionali, resi possibili dalla deroga al Patto di stabilità. Gli Stati potranno spendere fino all’1,5% del PIL in difesa senza vincoli di bilancio.
150 miliardi di euro in prestiti garantiti dall’UE attraverso l’emissione di eurobond. Non ci saranno sovvenzioni dirette, ma condizioni di finanziamento più favorevoli rispetto a quelle disponibili per molti Paesi membri.
Misure aggiuntive non ancora quantificate, tra cui la riforma dei programmi di Coesione per includere investimenti in difesa, il coinvolgimento della Banca Europea per gli Investimenti e la mobilitazione di fondi privati.
Critiche e prospettive future
Nonostante l’imponenza del piano, alcuni analisti restano scettici. Guntram Wolff del Bruegel Institute lo definisce “un passo nella giusta direzione”, ma sottolinea la mancanza di veri fondi comunitari e di incentivi agli appalti congiunti. Anche le restrizioni per i Paesi ad alto debito restano un ostacolo.

D’altro canto, fonti diplomatiche difendono la proposta, evidenziando che il rapporto Draghi fornisce dati ancora più ampi sulle necessità europee in materia di difesa. Il piano, inoltre, prevede un sostegno significativo all’Ucraina: nel 2025, l’UE fornirà 30,6 miliardi di euro a Kiev, di cui 12,5 miliardi dallo strumento europeo dedicato e 18,1 miliardi tramite l’iniziativa del G7.

La discussione entrerà nel vivo nei prossimi vertici, con un primo esame giovedì e un possibile accordo definitivo al Consiglio Europeo di fine marzo.