La campagna per il referendum sulla riforma della giustizia entra nel vivo con l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che dal Teatro Parenti di Milano ha lanciato un appello al voto favorevole, definendo la consultazione un passaggio decisivo per cambiare il sistema giudiziario. L’iniziativa ha segnato uno dei momenti centrali della mobilitazione del centrodestra, tra accuse alla magistratura, replica dell’opposizione e nuove polemiche sul rapporto tra politica e toghe.
Davanti a una platea gremita, la premier ha parlato per circa quaranta minuti, dopo una serie di interventi di giornalisti, magistrati e cittadini che hanno raccontato casi di presunta malagiustizia.
Lo slogan della giornata, stampato sulle magliette distribuite ai partecipanti, sintetizzava il messaggio della campagna: votare sì per riformare la giustizia.
Meloni ha assicurato che la riforma non è contro i magistrati, ma contro le distorsioni del sistema. “Serve per il bene di tanti magistrati capaci che sono stati penalizzati dalla logica delle correnti”, ha detto, sostenendo che anche parte della magistratura appoggia il referendum.
La premier ha accusato alcune componenti della magistratura di aver ostacolato per anni ogni tentativo di riforma, parlando di resistenze interne e di una forte influenza delle correnti.
Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha più volte criticato quella che definisce la “degenerazione correntizia” della magistratura, posizione ribadita durante la campagna referendaria.
Sul palco milanese erano presenti esponenti del centrodestra ma anche figure della società civile e politici provenienti da schieramenti diversi, a conferma – secondo gli organizzatori – che la riforma non sarebbe di parte.
Meloni ha avvertito che senza il sì al referendum il sistema resterà immutato, con il rischio di rafforzare le correnti interne alla magistratura e di continuare a produrre errori giudiziari.
Di segno opposto la posizione del Partito Democratico. La segretaria Elly Schlein, intervenendo a Venezia per sostenere il no, ha accusato il governo di voler ridurre l’indipendenza dei giudici.
“Questa riforma serve a chi pensa che vincere le elezioni significhi non dover essere giudicato”, ha dichiarato, aggiungendo che chi governa deve restare sottoposto al controllo della magistratura come ogni cittadino.
Schlein ha criticato anche alcune dichiarazioni provenienti dal ministero della Giustizia, sostenendo che l’esecutivo vorrebbe influenzare le priorità dell’azione penale.
Il confronto si è acceso anche sulle parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha parlato di provvedimenti giudiziari “fotocopia” in materia di immigrazione e di un clima di ostilità verso i magistrati favorevoli alla riforma.
Secondo Mantovano, all’interno della magistratura esisterebbe una spaccatura tra chi sostiene il sì e chi si oppone, con il rischio di tensioni anche nei tribunali.
La campagna referendaria si svolge mentre il governo è impegnato anche nella gestione della crisi internazionale legata alla guerra in Medio Oriente, situazione che – secondo alcuni osservatori – potrebbe influire sull’affluenza alle urne.
Meloni ha comunque invitato gli elettori a partecipare al voto, definendolo un’occasione storica per cambiare la giustizia italiana.
“Bastano cinque minuti per aprire una pagina nuova per la nostra nazione”, ha detto la premier, chiudendo l’incontro con un appello a votare sì.
