Si è concluso lo scrutinio del referendum confermativo sulla legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Il risultato ha visto prevalere il No, con un margine netto sul Sì, al termine di una consultazione caratterizzata da un’alta partecipazione popolare e da un forte confronto politico e istituzionale.

L’affluenza definitiva si è attestata intorno al 59%, un dato considerato significativo perché indica un ampio coinvolgimento dei cittadini su un tema delicato come la riforma della giustizia. I dati ufficiali sono stati pubblicati sul portale del Ministero dell’Interno “Eligendo”, aggiornato in tempo reale durante lo spoglio.

Fin dalle prime proiezioni il No è apparso in vantaggio, con percentuali intorno al 54% contro il 46% del Sì, un divario che si è consolidato con l’avanzare dello scrutinio fino a rendere il risultato definitivo.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che l’esecutivo rispetta la volontà degli italiani e continuerà a lavorare con responsabilità, sottolineando che la decisione popolare va accolta senza polemiche.
Sulla stessa linea il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha ribadito come la riforma mirasse a rafforzare il principio del giudice terzo e imparziale, ma ha riconosciuto la legittimità del voto.
Anche il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha parlato di una grande prova di democrazia, evidenziando l’elevata partecipazione e affermando che il governo aveva fatto tutto il possibile per spiegare le ragioni del Sì.

Di segno opposto le reazioni dei promotori del No, che hanno interpretato il risultato come una difesa dell’equilibrio costituzionale.
Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha definito il voto “un segnale forte e chiaro”, sostenendo che i cittadini hanno scelto di difendere i principi fondamentali senza rifiutare la necessità di riforme, ma chiedendo cambiamenti più condivisi.

L’Associazione nazionale magistrati ha parlato di una giornata importante per il Paese, sottolineando che il risultato non rappresenta un punto di arrivo ma l’inizio di un percorso per migliorare la giustizia nel rispetto dell’autonomia della magistratura.

Il presidente del comitato per il No Enrico Grosso ha affermato che ha vinto la Costituzione e che gli elettori hanno premiato un approccio trasparente e diretto.
Il segretario della CGIL Maurizio Landini ha definito il risultato “una nuova primavera per il Paese”, invitando i sostenitori a festeggiare la difesa della Carta costituzionale.

Tra le forze politiche di opposizione, Giuseppe Conte ha celebrato il risultato con un messaggio a favore della Costituzione, mentre Matteo Renzi ha parlato di una sconfitta politica per il governo, attribuendola anche al modo in cui la riforma era stata proposta.

Secondo molti osservatori, la consultazione ha assunto un valore che va oltre il contenuto tecnico della riforma, trasformandosi in un test politico sul rapporto tra governo, magistratura e cittadini.
Il risultato mostra un Paese diviso ma fortemente coinvolto, con una partecipazione elevata e un dibattito che ha riportato al centro temi come l’indipendenza della magistratura, l’efficienza della giustizia e il rispetto della Costituzione.

In conclusione, il referendum si chiude con la vittoria del No e con l’indicazione, proveniente dal voto popolare, che eventuali riforme della giustizia dovranno essere affrontate con maggiore condivisione e attenzione all’equilibrio istituzionale.