E’ scontro sul rientro in classe previsto per lunedì 10 gennaio. Da un lato c’è il Governo che ribadisce, attraverso il ministro Patrizio Bianchi che dal 10 gennaio gli studenti dovranno essere tutti in classe, dall’altro le amministrazioni locali, i sindacati, l’ordine dei medici e i presidi che chiedono un rinvio di almeno 15 giorni per rientrare a scuola. Intanto in Campania, il presidente della regione, Vincenzo De Luca annuncia la non riapertura delle scuole per medie, elementari e scuole dell’infanzia, visto che per lui “non ci sono le condizioni minime di sicurezza”. Nella sua ordinanza De Luca prevede la chiusura delle scuole fino al 29 gennaio. Ma il governo ha annunciato di impugnare la decisione con un passaggio in consiglio de ministro il 13 gennaio. Infatti, solo per la zona rossa c’è la possibilità da parte degli enti locali di derogare le disposizioni dell’esecutivo per via di eventuali focolai. Ma essendo in zona bianca, non ci sarebbero i presupposti per De Luca per una ordinanza sulla riapertura delle scuole. In alcuni comuni della Calabria ed in Puglia la ripresa delle lezioni è stata rinviata al 15 gennaio.

Anche per il governatore del Veneto, Zaia, in riferimento al ritorno a scuola, ha parlato di caos, così come il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci che ha scritto al presidente Draghi per “rappresentare la gravità della situazione delle ultime ore”. In Lombardia, intanto, è già rientrato il rientro per alcuni istituti con già parecchie assenze tra docenti ed alunni per via delle quarantene.

Ricordiamo che il Dl approvato il 5 gennaio introduce, nuove regole per la gestione delle quarantene: alla materna, in presenza di un positivo in classe, scatta la sospensione delle attività per 10 giorni mentre alle elementari con un solo caso si applica la sorveglianza, che prevede un tampone al primo e al quinto giorno dalla scoperta del caso e con due si va in dad per 10 giorni. Per medie e superiori la norma prevede invece tre diversi step: con un caso di positività si continua ad andare a scuola in presenza e si applica l’autosorveglianza e l’obbligo di mascherine Ffp2; con due casi chi è vaccinato con il booster o guarito da meno di 4 mesi resta in classe, i non vaccinati e i vaccinati e guariti da più di 120 giorni vanno invece in dad; con 3 positivi, tutta la classe resta a casa e segue le lezioni da remoto per un tempo massimo di 10 giorni. Da una proiezione fatta da Tuttoscuola, con queste disposizioni, tra dieci giorni circa 200 mila classi  rischiano di dover interrompere la didattica in presenza.